A rischio i lavoratori della caserma Ederle
Vicenza non può e non deve essere lasciata sola ad affrontare le conseguenze di questa scelta. Ha voluto indicare con coraggio a tutto il Paese una direzione di marcia che può portare maggiore serenità e sicurezza a tutte le nostre cittàL'editoriale di oggi del direttore del giornale riporta giustamente all'attenzione dei lettori il futuro dei lavoratori della caserma Ederle qualora il governo americano decidesse di trasferire la 173^ aerobrigata in Germania oppure il governo italiano scegliesse di dire definitivamente no al progetto dell'aeroporto Dal Molin.L'intervento del direttore è stato provocato anche da un'infelice battuta del ministro degli esteri D'Alema che ritiene compito della sola comunità vicentina risolvere il problema di come affrontare la riconversione di quei 700 posti di lavoro che verrebbero persi a seguito di questa decisione.Mi auguro che le dichiarazioni dell'autorevole esponente del governo siano frutto di un malinteso in quanto la situazione dei lavoratori della caserma Ederle verrebbe altrimenti affrontata in termini diversi rispetto a quanto verificatosi in altre zone del Paese. Di fronte alla dismissione di siti ed insediamenti militari nonché alla riconversione di industrie belliche, altri comuni hanno infatti potuto contare su specifici programmi regionali e comunitari (Konver) in grado di guidare e governare il processo di ricollocazione dei lavoratori e delle stesse infrastrutture.Sarebbe un atto irresponsabile lasciare sola una comunità civile che, dopo essersi impegnata attraverso azioni nonviolente ed un confronto sincero ed aperto affinchè il governo americano comprendesse che non è possibile continuare a riproporre una politica internazionale di 60 anni fa, vuole ora dedicarsi perchè neppure un lavoratore della caserma Ederle rimanga senza un'occupazione.La mobilitazione di molti cittadini vicentini è stata vissuta non solo come un impegno a tutela della città di Vicenza, ma anche come azione a sostegno di quello che l'attuale governo ha più volte sostenuto e cioè la volontà di perseguire una nuova politica internazionale.Vicenza non ha guardato solo al suo orto, ma anche al campo, consapevole che un no alla base militare americana al Dal Molin voleva dare fiducia e speranza alla costruzione di nuovi rapporti con il governo americano, ad una relazione che oggi non può che avvenire in un contesto europeo.Vicenza sa di rinunciare a dei dollari che potrebbero risolvere non pochi suoi problemi, ma Vicenza sa anche che non si vive di solo denaro ed in questi mesi ha voluto indicare con coraggio a tutto il Paese una direzione di marcia che può portare maggiore serenità e sicurezza a tutte le nostre città. Per questo Vicenza non può e non deve essere lasciata sola ad affrontare le conseguenze di questa sua scelta.E se allora siamo finalmente arrivati a dire definitivamente no al Dal Molin – speriamo che questa scelta sia al più presto sancita anche dal governo italiano - è giunto il momento che i nostri europarlamentari vicentini si attivino subito perchè l'Unione Europea rifinanzi i fondi comunitari destinati agli interventi a sostegno della dismissione delle basi militari, che i nostri parlamentari e consiglieri regionali vicentini agiscano di conseguenza, che il nostro sindaco si prenda a cuore il destino dei lavoratori della caserma Ederle, che i sindacati continuino a difendere i lavoratori attraverso percorsi di pace, che le imprese si facciano avanti nel dimostrare la loro responsabilità sociale, che i singoli cittadini si stringano ora attorno con generosità ed impegno a chi rischia di perdere il posto di lavoro.Giovanni GiuliariCapogruppo consiliareLista civica Vicenza Capoluogo
Pubblicato il 10/01/2006
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