1.E' assodato che i due attuali campi nomadi di via Cricoli e viale Diaz che a Vicenza ospitano circa 250 persone sono fuori norma. In molti anni nessuno ha trovato soluzioni adeguate. Che proponete? E per i nomadi che subiscono lo sgombero o sono di passaggio?
Occorre un processo di integrazione con progetti personalizzati: ci sono famiglie nomadi che sono pronte ad andare in alloggi popolari, altre che desiderano abitare in microaree, altre ancora chiedono una sistemazione più dignitosa in un alloggio del mercato privato. Bisogna poi stipulare con loro un patto di legalità che impegni la frequenza scolastica dei figli, interventi di sostegno educativo sociale, di inserimento lavorativo, processi di integrazione nel tessuto cittadino. La microarea per chi è di passaggio o subisce lo sgombero va studiata molto bene al fine di evitare che ci siano poi altri nomadi stanziali.
2. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di un unico grande campo e di più piccoli campi?
Un grande campo è più facile che diventi un ghetto, favorisce il sovraffollamento, condizioni igienico sanitarie penose e alti costi di gestione per i Comuni. Lo stesso Ministro Maroni propone di passare dai campi nomadi al modello del "villaggio attrezzato" : una struttura in regola con le norme igienico sanitarie e i servizi erogati dai Comuni, acqua luce gas e rifiuti.
3. E' fondato il timore che microaree si trasformino nel tempo in maxiaree?
Le microaree rischiano di trasformarsi in maxiaree se non c'è alcun controllo e sostegno da parte del Comune e se non viene fatto un regolamento ad hoc. Le esperienze fatte in questo ultimo periodo a Milano e a Roma hanno prodotto utili ed interessanti regolamenti comunali con precise norme e sanzioni.
4. A quali criteri dovrebbe rispondere un'area da riservare a campo nomadi?
Faremo un percorso paziente di condivisione e concertazione con la cittadinanza. E' una vergogna per la nostra città che ci siano uomini, donne e bambini che vivono in situazioni così disumane. Le aree dovranno mettere insieme nuclei familiari compatibili, capaci cioè di vivere insieme e di integrarsi con la realtà esterna. Devono essere aree aperte e rispettose della cultura rom e sinta.
5.Le cronache riportano regolarmente episodi di illegalità commessi da zingari. La questione nomadi va affrontata come problema sociale o di sicurezza?
Non è solo un problema sociale o di sicurezza, ma anche culturale, economico, relazionale. Le cronache riportano episodi di illegalità che riguardano tutti: italiani, stranieri e nomadi. Purtroppo non vengono messi in evidenza fatti positivi: nessuno ha mai parlato della frequenza scolastica di molti bambini nomadi. Ci sono pregiudizi nei confronti dei nomadi e degli stranieri: compito di un amministratore non è quello di ricercare il consenso a tutti i costi, ma di accompagnare processi di cambiamento e di inclusione sociale.
6.Si chiamano nomadi ma in realtà nella maggioranza dei casi di tratta di stanziali di cittadinanza italiana. E' giusto oggi investire fondi per costruire le premesse perché si integrino sul territorio?
E' giusto investire per la loro integrazione e quest'anno il governo Berlusconi ha costituito un Fondo speciale di 100 milioni di euro per intervenire nell'emergenza nei campi nomadi. Sostegno però non vuol dire assistenzialismo, gli stessi nomadi chiedono di contribuire e farsi carico dei costi o di versare rate o canoni di affitto. Anche per loro devono essere possibili il microcredito e l'accesso ai fondi di garanzia.
7.Ci sono nomadi che chiedono di uscire dalla loro condizione di precarietà e illegalità, di poter di lavorare e di avere una casa popolare: hanno gli stessi diritti di qualsiasi altro residente in situazione disagiata?
Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Ci sono già famiglie nomadi che abitano in case popolari senza aver avuto alcuna corsia preferenziale: possedevano i requisiti previsti dai bandi comunali. Dovrebbero avere anche il diritto al lavoro, indipendentemente se abitano o meno in un campo. Occorre coinvolgere le piccole e medie imprese per attuare un piano sperimentale di avviamento al lavoro.
8.A Padova il parlamentare del Pd Alessandro Naccarato ha avviato una raccolta firme per chiudere un campo nomadi abusivo. Sareste disposti a fare altrettanto?
Non ha senso chiudere un campo nomadi se non si presenta una soluzione alternativa. E' deresponsabilizzante scaricare il problema su altri Comuni.
9.A Schio, come a Camisano, i Comuni hanno trovato soluzioni per le famiglie nomadi presenti da anni sul territorio, ma non ritengono giusto farsi carico di altri nomadi provenienti da fuori comune. Sareste favorevoli all'obbligo che ogni Comune avesse un suo campo?
Le risorse dei comuni sono sempre più scarse, soprattutto per i piccoli comuni che non potrebbero sostenere questi costi. Si può però lavorare in maniera collaborativa. Non c'è comunque oggi la necessità di fare in ogni Comune un'area per i nomadi.
10.I Comuni si trovano troppo soli e senza strumenti adeguati per far fronte a questa emergenza. Se doveste proporre una legge per affrontare il problema cosa suggerireste?
Un normativa chiara per risolvere definitivamente e in maniera uniforme il problema della residenza e dell'iscrizione dei nomadi all'anagrafe. Ci sono ancora molti nomadi nati e sempre vissuti in Itali e senza un permesso di soggiorno che consenta loro di avere la residenza, la tessera sanitaria, la carta d'identità: tutti i diritti di cittadinanza.
Pubblicato il 21/10/2009
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