Convegno: Volontari facciamo la differenza - Ente Fiera di Vicenza - Agorà della solidarietà

L'intervento dell'assessore alla famiglia e alla pace, Giovanni Giuliari, sul tema “Istituzioni e volontariato...un'alleanza possibile”

Buon pomeriggio a tutti e un ringraziamento particolare alla Presidente del C.S.V. (Centro servizi per il Volontariato) Rita Dal Molin che ha avuto la sensibilità particolare, non scontata, di invitare un Ente locale a portare un suo contributo a questo convegno sul volontariato.

Il Comune è il primo volto dello Stato che il cittadino vede ed incontra nel suo agire quotidiano. E nostre città sono piene di luoghi in cui si esercita la democrazia di quei doveri costituzionali di solidarietà politica, economica e sociale (art. 2 della Costituzione Italiana) che oggi posiamo dire siano stati ben rappresentati dalle Istituzioni e dal volontariato nella recente alluvione che ha colpito la nostra città di Vicenza e il territorio vicentino lo scorso 1 novembre.

Con il mio breve intervento desidero richiamare la vostra attenzione sui seguenti punti, su queste cinque necessità:

  • la necessità di una lettura comune di quanto sta succedendo nelle nostre città;

  • la necessità di avere Istituzioni autorevoli;

  • la necessità di risvegliare le coscienze;

  • la necessità di un volontariato a tempo pieno;

  • la necessità di considerare che tutti abbiamo dei limiti.

Do per scontato che il titolo della relazione che mi è stato proposto “Istituzioni e volontariato...un'alleanza possibile” non contiene alcun punto interrogativo: quindi l'alleanza è possibile, si può fare.

Quell'aggettivo “possibile” è particolarmente efficace perché ci mette in relazione gli uni agli altri con un atteggiamento più attraente.

Se dovessimo sentirci obbligati a costruire questa alleanza “Istituzioni e volontariato” non andremo da nessuna parte. Molto più bello ed attraente è dirci “possiamo metterci insieme, possiamo essere alleati, possiamo fare tutti un passo avanti”.

L'alleanza “Istituzioni e volontariato” è possibile, a mio parere, se riusciamo ad avere una lettura comune, un identico sguardo su quanto sta succedendo nelle nostre comunità e nei nostri territori.

Possiamo condividere ad esempio l'affermazione che questa crisi economica e finanziaria potrà essere superata solo con un nuovo protagonismo delle comunità locali nel costruire, nel fare società, nel fare politica, nel fare economia, nel fare volontariato?

Possiamo interrogarci come mai da un territorio che era considerato come luogo di sviluppo siamo ora passati ad un territorio, a delle città come luoghi delle paure, delle ansie, delle relazioni rancorose”

Sono convinto che Istituzioni e volontariato possono ricostruire i legami sociali, allargare gli spazi di mediazione e collaborazione sociale utili a superare queste paure individuali e collettive.

Le radici dell'attuale crisi non solo solo finanziarie ed economiche, ma anche culturali e sociali.

Una nuova alleanza tra Istituzioni e il volontariato, sotto lo spirito magari di questa Agorà della solidarietà o dello stesso Anno Europeo del Volontariato, può contribuire a favorire interazioni positive fra le persone, i cittadini, i gruppi, le istituzioni stesse integrando e valorizzando le diverse identità – singole e collettive – spesso conflittuali, sviluppate dalla nuova condizione umana in cui le nostre città si trovano a vivere. Ma per far questo abbiamo sempre più bisogno di Istituzioni pubbliche autorevoli.

Come può andare bene la nostra società se noi non amiamo le nostre Istituzioni? Anzi molto spesso le denigriamo e le saccheggiamo?

D'altra parte come possono i cittadini, le imprese, il volontariato amare le Istituzioni se si vedono serviti male? Come ne usciamo? Come possiamo promuovere questa riconciliazione tra volontariato e Istituzioni?

Se le Istituzioni funzionano male è perché le persone funzionano male, a tutti i livelli: dal parlamentare, all'amministratore locale, dal medico, all'insegnante, all'assistente sociale, all'usciere!

E' in questo contesto allora che il volontariato potrebbe favorire un risveglio delle coscienze e costruire questa alleanza con le istituzioni: possiamo portare i valori di servizio, di solidarietà, di disponibilità del volontariato nella normale attività lavorativa e professionale di una città?

Possiamo portare dentro a tutte le dimensioni della vita (famiglia, lavoro, sindacato, partito, associazione, movimento) quei valori di rispetto della persona, di giustizia sociale, di donazione di cui si fa esperienza nel servizio di volontariato? Se non c'è questa osmosi di valori saremo di fronte ad una vera e propria ipocrisia vestita di nobiltà.

Dicevo che le istituzioni pubbliche devono essere autorevoli e ciò può avvenire se al loro interno lavorano persone capaci, competenti, orientate al servizio e alla ricerca del bene comune. Ma è pur necessario che abbiano un modo di agire, soprattutto nei confronti del volontariato, corretto, trasparente, equo e giusto.

Le stesse funzioni di programmazione, di coordinamento delle risorse, di vigilanza e di controllo è importante che siano esercitate in modo partecipato in tutte le fasi e a tutti i livelli.

Non possiamo avere paura della partecipazione perché perderemo le capacità creative, le competenze, i valori, le specificità delle persone, dei gruppi, delle professioni, degli altri attori che compongono una città e un territorio.

Nel contempo è necessario che quanti vengono coinvolti dalla istituzioni non cedano alla tentazione della chiusura autoreferenziale o a involuzioni corporative e non restino isolate dalle Amministrazioni locali e dagli interessi generali.

Occorre infine che ogni soggetto riconosca anche i suoi limiti. Il volontariato, che è libera iniziativa della società civile, non può garantire i diritti dei cittadini: il volontariato c'è se c'è, dove c'è, se può, se vuole.

La garanzia dei diritti può essere data soltanto dalla società nel suo insieme, attraverso quindi le istituzioni locali, regionali, nazionali.

Concludo questo mi intervento ritornando a questo nostro territorio, alle nostre comunità, alle nostre città nell'ambito delle quali il volontariato e le istituzioni agiscono ogni giorno.

I sentimenti di paura, di insicurezza potranno essere superati se riusciremo a creare un'alleanza virtuosa tra cittadini e istituzioni e reagire alle tentazioni di isolamento, sfiducia, apatia.

Viviamo un'epoca fatta di rancori e di diffidenza nei confronti di tutti ed è per questo che spesso abbiamo paura dell'altro, di chi non è come me.

Credo che istituzioni e volontariato potranno costruire quest'alleanza virtuosa e potranno fare la differenza se sapranno avere il coraggio di sciogliere gli ormeggi, di salpare verso il mare aperto che, pur con le sue insidie e pericoli, ci proietta comunque all'incontro dell'altro, di nuove persone, di nuove comunità, di nuovi territori.

 

Pubblicato il 26/03/2011

Etichette: giuliari giovanni assessore alla famiglia e alla pace


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