Mi è stato chiesto dagli organizzatori di questo convegno di portare un contributo rispetto alle azioni svolte dall’Amministrazione, e in particolare dall’Assessorato alla famiglia e alla pace, per lo sviluppo e il sostegno delle famiglie vicentine.
Un impegno, questo, che va al di là del colore politico delle forze che governano la città in quanto è la stessa carta costituzionale del Comune, cioè lo Statuto Comunale, che all’art. 4 impegna qualsiasi amministratore della città a fare in modo che “il Comune sia al servizio della persona, del cittadino e della famiglia e a tal fine promuova il godimento dei servizi sociali con particolare riguardo alla salute, all’abitazione, all’istruzione, alla cultura, alla pratica sportiva ed a tutto ciò che concorre a tutelare la vita ed a migliorare la sua qualità”.
Alla vigilia della predisposizione del bilancio previsionale 2011 del Comune e inoltre opportuno ricordare che, quest’articolo 4 continua dicendo che “il Comune, nell’ambito della programmazione economica e sociale, attribuisce priorità agli impegni di spesa destinati alle persone emarginate e con difficoltà fisiche, sociali ed economiche”.
In questo mio intervento mi soffermerò essenzialmente sulle azioni più significative e di competenza del mio Assessorato che, pur spaziando in molti ambiti e servizi a favore della famiglia, non rappresentano la totalità degli interventi a sostegno della famiglia.
Occorre, infatti, tenere presente che le politiche familiari sono trasversali a tutti gli assessorati e che pertanto il sostegno alla famiglia è un impegno collegiale di tutta la Giunta Municipale: attivano interventi a sostegno della famiglia anche l’Assessorato all’istruzione e alla politiche giovanili, l’Assessorato allo sport, quello alla cultura, al decentramento, ma anche assessorati più tecnici, come quello all’edilizia privata, all’urbanistica, alle finanze, all’ambiente, alla mobilità, ai lavori pubblici, allo sviluppo economico nella loro attività amministrativa quotidiana intervengono ed agiscono condizionando le politiche familiari.
Ma qual è la fotografia delle famiglia vicentina?
Negli ultimi dieci anni il numero delle famiglie residenti a Vicenza è in continua crescita: siamo passati dai 46.524 nuclei del 2000 ai 52.292 del 2009 con un numero medio di componenti in continua diminuzione. Dalle 2,33 persone a famiglia dell’anno 2000 al 2,18 dell’anno 2009.
Continuano aumentare le famiglie composte da una sola persona: se nel 200 rappresentavano il 32,4% dei nuclei familiari oggi siamo al 40%. Il 66% dei nuclei familiari della nostra città è formato al massimo da due componenti.
Un ultimo dato: l’84% delle famiglie sono italiane, il 14% straniere e il 2% sono famiglie miste.
Il panorama locale vicentino non è certamente incoraggiante, ma non è neanche tanto diverso da quello delle altre città del Nord Italia:
la famiglia tende a chiudersi in se stessa e ad isolarsi
la famiglia fa fatica a trovare spazi e tempi per stare insieme e educare i figli
i giovani non riescono ad esprimere le loro progettualità
la capacità dei genitori di imparare a diventare genitori e di rispondere in modo sufficientemente adeguato ai bisogni dei figli è messa a dura prova
aumentano in continuazione le patologie di coppia quali le separazioni e i divorzi
il numero di anziani soli è in continuo aumento
la crisi economica ha ricadute pesanti sulla quotidianità familiare (perdita di un reddito fisso e sicuro, difficoltà nel pagamento delle bollette, consumi da ridurre, stili di vita da ripensare, ecc.)
E’ quindi opportuno chiederci quali potranno essere i costi sociali del futuro se la famiglia andrà a perdere la sua funzione di cura, di solidarietà, di educazione e quindi se la famiglia verrà meno ai valori della nostra Costituzione che, giustamente, ha collocato la disciplina della famiglia nel titolo II della parte I della Costituzione, dedicato ai rapporti etico-sociali: segno evidente che i padri costituenti sono stati particolarmente attenti ai valori etici della società e della cultura italiane, valori che non possiamo perdere e che non sono derogabili.
La stessa denominazione dell’assessorato – Assessorato alla famiglia (e alla pace) - vuol significare la volontà della nostra Amministrazione comunale di prendersi carico, in maniera esplicita, le politiche familiari ed è per questo che abbiamo voluto iniziare a costruire un “Centro per la famiglia” quale punto di riferimento e strumento per coordinare le iniziative promosse in città e nei territori di tutta la provincia a sostegno della genitorialità, garantendo una comunicazione stabile ed organizzata tra i diversi sistemi che interfacciano con le famiglie.
E’ un Centro che raccoglierà le attività di informazione su tutti i servizi, le risorse, le opportunità istituzionali ed informali che la città e il territorio provinciale offrono alle famiglie: un luogo che avrà un proprio sito internet che metterà a disposizione delle famiglie riflessioni, documenti, contenuti, servizi, opportunità e strumenti.
Di fronte alle famiglie in difficoltà, soprattutto quando la struttura familiare, i genitori o coloro che ne svolgono le funzioni si trovano per qualche motivo fisico, economico, psicologico, culturale, ambientale in difficoltà a svolgere le proprie funzioni, siamo intervenuti per dare nuovo slancio al regolamento affidi e solidarietà tra famiglie individuando e disciplinando otto modalità diverse di affidamento familiare nonché tre tipologie di solidarietà tra famiglie (la vicinanza solidale, la convivenza solidale o di sostegno, il buon vicinato).
Particolarmente significativo è l’impegno dell’assessorato a soddisfare i bisogni delle famiglie relativamente alla difficoltà di sostentamento a seguito della perdita della fonte di reddito, alla necessità di aumentare il proprio reddito a causa di nuove esigenze (nuclei numerosi, nuove nascite, malattie, non autosufficienza, ecc.), all’incapacità di gestire i propri interessi patrimoniali ed economici.
Per questo interveniamo con sostegni economici (oltre 600.000 euro nel 2010), nei confronti di 428 nuclei familiari italiani e 303 nuclei stranieri, chiedendo anche la collaborazione del terzo settore per interventi di rete quale il microcredito, le borse lavoro, il fondo di solidarietà. Le famiglie in difficoltà sono inoltre aiutate a percepire l’assegno di maternità, quello di cura, l’integrazione per le rette di ricovero, la nomina di amministratori di sostegno.
Se i problemi della famiglia sono invece legati all’integrazione e relazione sociale, interveniamo con sostegni socio-educativi, l’inserimento dei figli in centro diurni o comunità, coinvolgendo i servizi socio-sanitari dell’Ulss 6.
I bisogni delle famiglie che vedono al loro interno la presenza di persone anziane sono gestiti attraverso azioni tese al sollievo nell’assistenza (l’assistenza domiciliare, l’inserimento in centri diurni socio sanitari, ricoveri temporanei di sollievo), nel supporto psicologico (gruppi di auto mutuo aiuto), nell’attività di socializzazione (soggiorni climatici, centri di aggregazione, carta 60, attività sportive, culturali, ricreative).
Se passiamo alle politiche abitative, aspetto fondamentale delle politiche familiari, in questi due anni e mezzo abbiamo acquistato una trentina di nuovi appartamenti per l’emergenza abitativa, assegnato alloggi di edilizia residenziale pubblica (90 nell’anno 2008 e 206 nell’anno 2009), sensibilizzato e favorito il diffondersi dell’affitto a canone concordato (320 contratti nel 2008, 527 nel 2009 e 600 nel 2010), sostenuto il fondo sostegno affitti (oltre 1000 domande soddisfatte ogni anno), progettato due nuove aree erp (Laghetto e mercato nuovo per la realizzazione di circa 200 nuovi appartamenti) e un housing sociale a San Lazzaro (17 appartamenti per giovani coppie).
A tutto questo dobbiamo aggiungere l’Accordo di programma con Ipab, Ulss 6 e Regione per la realizzazione di tre nuove case di riposo e la riqualificazione dell’Istituto Salvi e dell’Istituto Trento, la raccolta natalizia di genere alimentari, la culla per la vita, un progetto di mediazione civica in un complesso residenziale di 40 appartamenti, la campagna farmaci a domicilio ed estate sicura, i nuovi servizi dei pasti a domicilio, dell’assistenza domiciliare, del sostegno socio-educativo, del trasporto disabili, l’inserimento lavorativo di 10 persone disoccupate, ecc.
Non dobbiamo inoltre dimenticare le azioni svolte per contrastare l’esclusione sociale dei senza fissa dimora con l’utilizzo fatto, per la prima volta nel nostro Comune, dello strumento della coprogettazione per i servizi dell’albergo cittadino, l’impegno per favorire l’integrazione scolastica, lavorativa, abitativa e sociale dei rom e dei sinti, l’unità di strada per far fronte allo sfruttamento delle donne che si prostituiscono o sono costrette a prostituirsi, l’impegno energico della consigliera alle pari opportunità Cristina Balbi per sostenere le donne vittime di violenza.
Sono, quest’ultimi, interventi sociali specifici e mirati a situazioni che creano sofferenza e difficoltà non solo agli individui coinvolti, ma anche alle loro stesse famiglie.
Un’attività a favore della famiglia, intensa che dimostra come in questi due anni e mezzo abbiamo voluto che al centro di una città viva e coesa ci fosse, appunto, la famiglia.
Se molto è stato fatto, ancora tanto rimane da fare soprattutto per cercare di portare le famiglie a partecipare alle decisioni pubbliche che le riguardano e in cui sono in gioco i valori della famiglia stessa, i suoi diritti e i suoi doveri.
La Costituzione italiana invita le istituzioni pubbliche a favorire la partecipazione della società civile e della famiglia alla vita della città, del territorio, della propria comunità.
Per questo il prossimo ed imminente grande impegno dell’assessorato, il Piano regolatore del Sociale, dovrà vedere protagonista la famiglia che deve essere maggiormente valorizzata e riportata al centro della vita quotidiana, nonché assunta quale interlocutrice e destinataria diretta dell’azione amministrativa.
Il primo Piano regolatore del Sociale dovrà quindi riformulare tutta l’attività dell’assessorato, e quindi dei servizi sociali comunali, per tendere ad una comunità locale che sia a misura della famiglia, oltre che dell’individuo, in quanto la famiglia è una realtà complessa ed unitaria che svolge funzioni proprie e diverse da quelle del singolo individuo.
Una famiglia che da soggetto forte - capace di soddisfare al suo interno tutti i bisogni dei suoi componenti - è oggi passata ad essere soggetto debole, fragile, insicuro, alla ricerca di relazioni di aiuto con tutto ciò che gli sta attorno.
La famiglia oggi chiede umanità, nuove relazioni, nuovi servizi, vuole vincere le paure. E’ una sfida che l’Amministrazione ha raccolto e dalla quale non si tira indietro, convinta che la famiglia non può essere considerata solo un problema, ma soprattutto una risorsa.
Pubblicato il 21/10/2010
Etichette: politiche famigliari giuliari giovanni assessore alla famiglia e alla pace servizi sociali
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