Futuro dell'aeroporto Dal Molin: Vicenza non può vendersi per un pugno di dollari ma contribuire alla difesa europea

Il futuro dell'aeroporto Dal Molin non deve essere considerato un problema urbanistico, ma una questione che richiama i principi fondamentali che caratterizzano il Comune stesso e che sono enunciati nei primi articoli dello Statuto: "Il Comune di Vicenza rappresenta la comunità vicentina, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo morale, sociale ed economico, indirizzandolo verso valori di giustizia, di progresso e di democrazia." Il Comune - prosegue l'articolo 1 - "promuove e favorisce iniziative rivolte ad affermare, conformemente ai principi espressi dalla Costituzione e dalla Carta europea dell'autonomia locale, il potere di esercitare funzioni proprie o delegate, mediante l'uso di risorse adeguate, di cui disporre liberamente". E più avanti, all'art. 2, il nostro statuto afferma che "Il Comune di Vicenza riconosce nella pace un diritto fondamentale della persona e dei popoli". Non si tratta quindi di discutere del futuro dell'aeroporto, ma del futuro di Vicenza e del contesto internazionale nel quale Vicenza vuole inserirsi. La situazione storica e geopolitica che negli anni 50 ha portato l'insediamento nella nostra città di una base militare americana è completamente diversa rispetto la situazione attuale, così com'è diverso da allora lo stesso ruolo assunto dagli Stati Uniti nello scenario internazionale. La presenza delle basi militari americane nel nostro paese è legata infatti alla conclusione della seconda guerra mondiale: l'Italia ne uscì sconfitta sul piano militare e si trovò fra i due blocchi destinati ad egemonizzare la politica internazionale per i successivi 50 anni. In questi 50 anni è cambiata anche l'Europa, è caduto il muro di Berlino, è nata l'Unione Europea, è stata coniata un'unica moneta ed è in questa direzione che invitiamo tutti ad indirizzare i propri sguardi. In una situazione internazionale grave e difficile, in cui la nostra sicurezza è minata in ogni parte del pianeta, diventa sempre più determinante la presenza di nuovi soggetti capaci di dare vita a percorsi coraggiosi di diplomazia internazionale e di nuove modalità per la soluzione dei conflitti. C'è sempre più bisogno di credere e di costruire, insieme, l'Europa. C'è sempre più bisogno di Europa.Il futuro dell'aeroporto Dal Molin, l'allargamento della presenza americana nella nostra città, vanno inquadrati proprio in questo contesto. L'Europa che stiamo costruendo non richiede nuove o più potenti basi militari, ma che tutti, comprese le città e le comunità civili credano di più e con convinzione che una nuova Europa è possibile. Noi tutti sappiamo che come Ente Locale, di fronte al trattato Italia-USA del 1954, tuttora segreto anche al Parlamento, trattato che disciplina l'uso da parte delle forze armate statunitensi delle infrastrutture concesse loro in uso nel nostro territorio, poco possiamo fare se volessimo rinunciare all'allargamento della base militare americana nella nostra città. Ma se tutti fossimo convinti che Vicenza vuole essere parte attiva e protagonista della costruzione della nuova Europa, se quel desiderio di pace che impregna tanti angoli della nostra città e della nostra provincia, se quel sangue versato da tanti giovani sulle montagne che fanno da sfondo al piazzale della Vittoria - il Pasubio, l'Ortigara, il Grappa - ci spingessero ad avere il coraggio di rinunciare ad avere dal governo americano qualche cospicuo introito nelle casse comunali - certamente utile e prezioso per la realizzazione di nuovi investimenti - ...se, questi, fossero i nostri sentimenti, le convinzioni di tutto un Consiglio Comunale, la volontà del Sindaco, allora anche un trattato segreto di 50 anni fa potrebbe essere disatteso e potremmo così assistere alla rinuncia da parte degli americani del loro progetto di ampliamento.Proprio a seguito della determinazione e della mobilitazione della popolazione sarda e del loro Presidente civico Renato Soru, lo scorso inverno il Ministro Martino annunciava la volontà dell'amministrazione statunitense di rinunciare all'ampliamento della base della Maddalena.Anche noi vicentini, se lo vogliamo, possiamo, attraverso il confronto e la sensibilizzazione della cittadinanza, delle categorie economiche, sociali e del mondo del lavoro, sviluppare un percorso che faccia capire al governo americano l'intenzione della nostra città di volersi inserire a tutti i costi in un progetto di difesa europea. Non stiamo quindi proponendo una campagna di sensibilizzazione contro gli americani, ma un percorso culturale e politico per la realizzazione di una Vicenza europea anche nell'ambito della sicurezza internazionale. A Vicenza gli americani sono venuti da amici e ora, da amici, chiediamo loro di rispettare la nostra scelta di costruire un futuro diverso, percorrendo nuove strade, perché in questi 50 anni la storia, anche di Vicenza, è cambiata. E' alla cultura della pace che la nostra città vuole guardare e spetta anche al Comune percorrere e rafforzare questo cammino.Vicenza non può vendersi per un pugno di dollari, né deve vivere in pace, ma per la pace, perché alla pace non c'è alternativa. Per questo dobbiamo lavorare tutti per una difesa europea.Giovanni GiuliariCapogruppo consiliare Lista civica Vicenza Capoluogo

Pubblicato il 25/05/2006

Etichette: dal molin unione europea


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