"Un posto: una sedia" e la politica non è terra da conquistare, ma dialogo anche con l'avversario politicoLa discussione apertasi in questi giorni attorno ai compensi agli amministratori di AIM non mette in luce solamente il problema dei costi della politica, ma anche un certo modo di fare politica che, dispiace dirlo, accomuna spesso i due schieramenti politici.Se la politica è la ricerca del bene comune, essa non può non riconoscere la dignità dell'altro, ma trova proprio nell'ascolto e nel confronto dell'avversario politico uno dei presupposti per un buon governo.Chi crede nell'impegno politico ed amministrativo non può svolgerlo con un atteggiamento da conquistatore ed escludere o, ancor peggio, ignorare la presenza dell'avversario politico: sarebbe una subdola forma di cecità e violenza politica.Non esiste quindi solo un problema di ridurre i costi della politica - cosa alquanto urgente e necessaria ma che spesso (vedi la legge sul finanziamento pubblico dei partiti) ha visto atteggiamenti bipartisan alquanto ambigui - ma di recuperare un rapporto con chi non la pensa come me, di non demonizzare gli avversari, di rispettare chi ha opinioni diverse, di riconoscere, sia a livello di un semplice consiglio comunale che di un importante consiglio di amministrazione di un Ente pubblico, il ruolo della minoranza.Anche recenti fatti nazionali e locali - la riforma costituzionale fatta a colpi di maggioranza e le nomine del Sindaco fatte appannaggio esclusivo della maggioranza - dimostrano la necessità di un maggior confronto con l'opposizione a tutti i livelli perché le Istituzioni, gli Enti pubblici, le regole del gioco non sono di chi vince, ma di tutti i cittadini.L'idea che colui che vince le elezioni debba occupare tutte le poltrone è alquanto deleteria e non va bene neppure il comportamento di favorire il moltiplicarsi di incarichi di responsabilità sulla stessa persona. Ciò che scandalizza non sono solo le cifre dei compensi percepiti dagli amministratori AIM, ma anche il loro numero di cariche; troppi politici, amministratori, rappresentanti del mondo economico e finanziario, non sanno accontentarsi e usano la propria carica per avere altri incarichi e responsabilità. Così facendo, non si aiuta certamente la crescita e lo sviluppo di una nuova classe dirigente, non si valorizzano altre forze della società civile, non si dà spazio ai giovani e alle donne.Sarebbe interessante approfondire quanti tra Presidenti di provincia, Consiglieri comunali, Rappresentanti economici e finanziari, hanno ulteriori incarichi in organismi quali l'Ente Fiera, la società Autostrade, la Camera di Commercio, altre società ed enti pubblici."Un posto: una sedia", questo potrebbe essere un semplice e facile slogan-guida per quanti hanno oggi la responsabilità di nominare propri rappresentanti in seno alle Istituzioni. La stessa democrazia ne beneficerebbe perché "alle decisioni di pochi" si sostituirebbe "la partecipazione di molti". Questo, a mio parere, è il vero problema del nostro territorio: la scelta e la formazione della classe dirigente. Una classe dirigente che dimostra ogni giorno di non essere capace di interagire, che non vuole aprirsi alle diversità, che non sa valorizzare la minoranza, che alle competenze preferisce le convenienze. Troppo poco per poter governare con passione ed impegno i problemi sociali ed economici del nostro territorio e delle nostre comunità.Giovanni GiuliariCapogruppo consiliareLista civica Vicenza Capoluogo
Pubblicato il 30/10/2005
Etichette: aim classe dirigente giuliari giovanni