Signor sindaco, assessori e colleghi consiglieri, il dibattito di oggi ci offre l'occasione di affrontare un problema che come abbiamo sentito viene spesso sottovalutato. Le statistiche parlano chiaro, una donna su tre, anche da noi qui a Vicenza, subisce una violenza di qualche tipo nel corso della sua vita. Oltre il 90 % di questa violenza avviene all'interno delle mure domestiche. Forse dovremo veramente fermarci un momento e cercare di capire cosa questo significa in termini di sofferenza, di umiliazione, di dolore troppo spesso soffocato e interiorizzato in intimità ferite e impenetrabili. La nostra società deve fare ancora molta strada per riuscire a fare un salto culturale, un vera e proprio evoluzione, per garantire alla donna la dignità e la possibilità di emancipazione che oggi, nonostante tutto, le sono ancora negate. In Italia solo a Trieste esiste un ramo di studi della psicologia e della psichiatria che specializza gli operatori in questo campo. Gli operatori pubblici, le forze dell'ordine, i medici di base spesso non sono sufficientemente preparati ad affrontare il problema con la competenza e la delicatezza necessaria. Chi studia con passione e dedizione questa realtà ci propone degli ulteriori elementi di riflessione e dei possibili azioni che potremmo insieme intraprendere per poter fare la nostra parte verso la soluzione del problema. Giovedì scorso era la giornata mondiale per i diritti del bambino. Gli psicologi ci insegnano che le vittime delle violenze familiari sono spesso i bambini. Un bambino che vede la propria madre picchiata o violentata e come se avesse subito lui stesso la violenza, e spesso la elabora e nel silenzio e nella sua debole inadeguatezza, creando non pochi problemi alla sua crescita psicologica. Spesso le donne non denunciano le violenze subite dal marito per salvaguardare i figli, non rendendosi conto che rischiano di arrecare danno maggiore, subendo loro per prime la violenza e di riflesso facendola subire al figlio. Ecco: la prima politica per la famiglia dev'essere quella di creare le condizioni affinché queste violenze cessino. Esistono molti tipi di violenza, dalla morale, economica, affettiva, a vere e proprie sevizie sessuali. Spesso l'uomo non si rende conto della violenza che sta impartendo, perché culturalmente è portato a comportarsi in questo modo. Il problema spesso è tutto maschile, ed è proprio a noi maschi che spetta il grande lavoro di assumere consapevolezza della violenza, o semplicemente di un atteggiamento di "prevalenza" che umilia la donna. Con grande piacere indosso oggi questo fiocco bianco, in segno di un nuovo impegno maschile verso le donne. Dobbiamo concentrarci sui giovani. L'identificazione sessuale di un individuo avviene fino ai 16-17 anni. In questa fase evolutiva è necessario assumere consapevolezza della propria identità di come relazionarsi con l'altro genere: come imparare a rispettarlo e come imparare a tutelarlo. Le donne devono essere maggiormente consapevoli del diritto che hanno alla loro tutela e rispettabilità. Cosa possiamo fare come amministrazione? Provo a lanciare alcune proposte: 1.Tutte le agenzie educative devono essere consapevoli del problema. Servono educatori che impartiscano una educazione sessuale e affettiva vera, volta al corretto sviluppo della personalità delle capacità relazionali delle persone. 2.Formare adeguatamente tutto il personale comunale che ha rapporti con il pubblico. Chiunque può ascoltare, individuare e indirizzare donne in difficoltà 3.formare le forze dell'ordine. Pattuglie miste di uomini e donne che possano intervenire nelle case garantendo la giusta riservatezza, sensibilità e delicatezza che questi tipi di intervento richiedono. 4.Potenziare il servizio di ascolto per le donne: un telefono e dei centri di ascolto che possano garantire privacy e riservatezza per le donne che hanno il coraggio di denunciare le violenze subite. Una donna non deve aver paura a denunciare la violenza per paure di ripercussione sulla propria famiglia, o sui figli. Deve sentirsi sostenuta e incoraggiata. 5.Ultima proposta: iniziamo dall'attuazione dall'art 48 dello statuto del nostro comune. Sono sicuro che la nostra amministrazione si porta nel cuore il problema di un giusto e corretto rispetto del ruolo della donna nella società, che parte dalla famiglia fino ad arrivare al mondo dell'associazionismo, del lavoro e della politica. La nostra società può crescere anche grazie ai nostri piccoli contributi e fare un passo avanti nella direzione di eliminare la violenze di ogni tipo alle donne. Grazie.
Pubblicato il 01/12/2008
Etichette: zanetti filippo donne violenza
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