Le liste civiche verso la sfida elettorale del 2005Meglio ribadirlo subito, chiaro e forte, e confermare quanto da sempre sosteniamo: non siamo un partito, non vogliamo diventare un partito. Le nostre strutture, il nostro organigramma, i nostri modi operativi non riproducono quelli delle forze politiche tradizionali. Di più. È la nostra matrice culturale a essere differente. Siamo donne e uomini di vario sentire, e di diversa provenienza. Qualcuno di noi reca il segno della delusione per un'impropria gestione della politica. Altri hanno trovato nella sponda dell'impegno civico la sola alternativa al navigare inquieto e improduttivo tra le secche del disimpegno e gli scogli dell'astensionismo.Affinché al nostro discendere in campo non vengano attribuite intenzioni diverse da quelle che realmente ci animano, un altro concetto va riformulato: in un sistema come il nostro consideriamo fondamentale il ruolo dei partiti. Però non tutti i cittadini disponibili a spendersi nella gestione della cosa pubblica si riconoscono in un partito. È anche a loro che noi dobbiamo dare voce e opportunità, per ridurre lo spazio negativo del disimpegno, per stimolare alla partecipazione, per far superare un diffuso sentimento di diffidenza. C'è poi il nodo del recupero, per dirla con Massimo Cacciari, «degli scontenti, dei delusi dell'esperienza berlusconiana». Non si covino false illusioni al riguardo. I voti dei delusi e degli scontenti di uno dei due schieramenti ben difficilmente defluiscono nell'altro. Salvo che una formazione di uomini liberi e credibili non pattuisca con loro un programma dettagliato e chiaro, e garantisca di attenervisi con scrupolo nell'esercizio del governo.Il cuore dei Civici è un cuore generoso, che induce a una militanza disinteressata ed entusiasta, riposiziona il cittadino al centro delle scelte strategiche, si interroga circa i suoi doveri nei rapporti con gli altri, con il territorio, con se stesso. Facciamo nostro il modello di democrazia deliberativa, che è caratterizzata da scelte che salgono dal basso, attraverso un diffuso coinvolgimento orizzontale.Di qui origina, inutile nasconderlo, qualche difficoltà di rapporto anche con forze politiche tradizionalmente vicine. Troppo sovente si respira un clima turbato: in qualche area politica residuano sacche sempre più esigue, ma purtroppo ancora significative, di diffidenza verso noi Civici, magari innescate dalla falsa illusione di poter assorbire con facilità i nostri consensi elettorali. Ogni segnale d'inversione di tendenza, soprattutto se autorevole, ci avvicina invece alla mèta di un dialogo proficuo per tutti.Lo hanno capito in molti ormai. Cito per esempio una recente dichiarazione di Luciano Violante: «nel centrosinistra si deve aprire un nuovo capitolo, coinvolgendo le liste civiche». E ancora: «saranno le liste civiche a decidere cosa vogliono fare in termini di candidature [...] io non propongo un incontro per spiegare alle liste civiche cosa devono fare, ma suggerisco un dialogo tra pari: ci si parla, ci si ascolta, si costruisce una grande alleanza».Ricordo poi le dichiarazioni di Piero Fassino, di cui leggeremo tra poco un messaggio; il vivace confronto accesosi nella Margherita in tema di rapporti con le liste civiche; i segnali di attenzione giuntici dall'area riformista, da quella ambientalista, in genere da vari settori del centrosinistra.Da parte nostra, siamo pronti a raccogliere l'invito al dialogo.Pensiamo, con umiltà ma con serenità, che l'area potenziale del nostro consenso sia ben più vasta di quella che sinora abbiamo raggiunto con le nostre iniziative. Siamo tuttavia convinti che a nessuno possa ormai sfuggire la portata di un fenomeno che, privo di mezzi, sorretto dal lavoro di pochi volontari, presente in Parlamento con un unico deputato mal in arnese (ne avete conferma diretta) si riconosce, si convoca, si struttura, cresce. E siamo di conseguenza persuasi che il dialogo non possa avviarsi se non sul presupposto implicito o esplicito della pari dignità, mentre depotenziando la protervia di quelle forze politiche che insistessero nella pretesa di decidere esse, in maniera unilaterale, con quali liste dialogare e dove e quando.Non ha certo colpito nel segno chi servendosi della stampa ha avanzato maliziose e fantasiose interpretazioni circa il livello della nostra autonomia politica.Cito: «Tutto ciò chiarito (anche per limitare la concreta portata di questo Coordinamento), va detto che dal centro-sinistra l'operazione è stata svolta e sarà curata; dal centro-destra, no. Il fatto è che la sinistra, da quella bolscevica della Rivoluzione d'Ottobre, è sempre stata attenta a quelli che si chiamavano compagni di strada: gli utili idioti, secondo la brutale definizione usata da Stalin. Lenin ammoniva i suoi seguaci sulla necessità di cercarsi alleati, per rissosi che fossero, nel campo borghese, anche se deboli come seguito: tutto era utile. Come nel maiale, nulla in politica si butta via».Non me ne voglia l'autore della maldestra pilotata insinuazione se non ricordo il suo nome, se non ci sentiamo "utili idioti", se, al contrario, giudichiamo idiota dar del comunista a chi come noi pensi, forse ingenuamente, che si debba far politica al servizio di tutti cittadini e non che la politica debba essere al servizio di un cittadino solo e dei suoi sodali.Un'altra citazione mi sia consentita, ben più credibile, dei dati di un sondaggio effettuato di recente dal Censis: lo spazio di consensi per il carisma dei leader politici si sta restringendo a vista d'occhio, mentre prende sempre più campo l'orgoglio del cittadino elettore per la sua identità territoriale, che lo induce a orientarsi su candidati percepiti come più prossimi a interessi e aspettative locali. Forse per questa ragione il centrodestra, difettando di rapporti di alleanza con le autentiche liste civiche, se non in casi sporadici, sta mobilitando tesserati di Forza Italia o di Alleanza Nazionale per promuoverne di proprie. Mi rifaccio a un esempio di casa mia. A Trieste, un sottosegretario del governo Berlusconi fa da padrino politico a una lista sedicente civica, destinata a confrontarsi, nelle prossime amministrative, con quella non meno sedicente civica che sta per essere avviata dal sindaco uscente della città, tesserato anch'egli di Forza Italia. Ma non perdiamo tempo con le finte liste civiche.Per quelle autentiche, per noi, è il momento di misurarsi nel confronto elettorale, e per la prima volta lo faremo nel segno dell'unità solidale tra territori diversi, senza tuttavia che venga revocato in dubbio il connotato di autonomia di ciascuno dei soggetti aderenti al Coordinamento Civico Nazionale.Nella scorsa primavera, riconoscendoci unanimi in una Carta dei Princìpi, abbiamo dato prova della nostra riconoscibile identità. A quei princìpi si ispirino le varie realtà territoriali per tradurle coerentemente in proposte concrete. Ciascun soggetto locale operi affinché i valori del federalismo e della sussidiarietà siano sempre coerenti con il valore dell'indissolubile unità del Paese.L'appartenenza a un Paese unito reclama l'obbligo della solidarietà. Dunque, se è evidente che nell'attuale congiuntura un prioritario impegno andrà rivolto a imprimere un'accelerazione al rilancio dell'economia, l'ottica attraverso cui il mondo civico vuole interpretare e perseguire lo sviluppo porrà al centro l'individuo come elemento di una catena sociale operante a renderlo libero dal bisogno, affinché sia libero di esercitare i suoi diritti. L'abbiamo scritto a chiare lettere nella nostra Carta dei Principi: sviluppo, diritti, libertà sono correlati e definiscono un modello di società aperta, solidale, partecipata. In ogni regione individueremo il percorso e le scelte opportune per attuare una politica di crescita economica in base a criteri di autonomia, competenza e responsabilità territoriale.È il rispetto per il cittadino e i suoi diritti a guidarci verso una politica di riforme in campo amministrativo e istituzionale. I governi locali devono mirare all'accessibilità dei servizi. Le norme e gli statuti devono essere improntati alla semplificazione e alla trasparenza delle procedure, in modo che ragioni, scopi e meccanismi siano sempre comprensibili e controllabili. Per l'esercizio di questo diritto, essenziale è un'informazione pluralistica e libera da vincoli, tutele, pressioni.Noi Civici siamo e vogliamo rimanere un movimento di base. Perciò riteniamo che l'esperienza dei governi locali rappresenti il vero serbatoio della democrazia italiana, il luogo in cui i cittadini, scegliendo i loro amministratori, decidono della gestione dei beni comuni. Non è l'elogio di un municipalismo chiuso e autosufficiente, ma l'idea che il buongoverno nasce nel microcosmo degli enti locali e che solo da un forte, consapevole e coordinato impulso proveniente dal basso può generarsi un benefico movimento riformatore dell'amministrazione statale.La nostra ambizione non è nulla di meno e nulla di più di questo: il governo degli enti locali che si stringono solidalmente e chiedono, non di essere ascoltati, ma di portare concretamente la loro voce, la loro azione e le loro buone pratiche nei superiori organi decisionali.Perciò oggi, con la nostra scelta, superiamo la tesi che l'impegno civico debba esaurirsi nell'ambito dei comuni e delle province. Perciò, personalmente, invito sin d'ora a riflettere sull'inattualità della tesi che vorrebbe l'impegno civico in ogni caso circoscritto all'ambito delle regioni. Sono consapevole che codesta è convinzione radicata anche in forze politiche con cui pure intratteniamo molti rapporti di alleanza organica. So che anche Romano Prodi nutre riserve su un impegno civico proiettato su scala nazionale. Conoscendone la schiettezza mi attendo anzi che lo espliciti. Ma con altrettanta schiettezza sostengo che abbiamo tempo sufficiente per confrontarci con serenità. Per il momento, suggerisco di rimandare il confronto su questo tema, e di riparlarne al momento opportuno. Sempre alla schiettezza faccio ricorso per dire che non soddisfa l'ipotesi di primarie convocate per dopo le regionali, e comunque non aperte alla partecipazione dell'intero corpo elettorale. Perché non è saggio considerare le liste civiche come concave navicelle utili a traghettare voti o, con minor rispetto, come orfanelle in attesa che qualche signora di buon cuore dia loro un tetto sotto cui ripararsi. Noi una casa ce l'abbiamo già.E nulla importa se è povera e spoglia, perché siamo orgogliosi di averla edificata con le nostre mani.La rete che siamo riusciti a costruire testimonia infatti che le esperienze locali non si dimensionano solo sulla programmatica richiesta di puntuali competenze amministrative, ma è costituzionalmente capace di mobilitarsi intorno a principi generali raccogliendo il sostegno di molti, giovani soprattutto. Ricordo con emozione un incontro pubblico con i Civici di Vicenza: la platea gremita di ragazzi era la controprova che, magari latente, il bisogno di partecipare è in loro ancora vivo .Per certi aspetti la rinuncia alla delega, il fare da sé che accompagna la nascita e il successo dell'opzione civica, rappresenta, credo, il percorso per riattivare i meccanismi di una politica che non sia spazio riservato a pochi, ma torni ad essere nobile modalità d'incontro aperto a tutti.Cari amici, anche nel centrosinistra, sono moneta corrente le diatribe sulle priorità di programma o di schieramento. C'è chi ripete che definire il programma e costruire la coalizione debbano essere operazioni da condurre contestualmente. Noi riteniamo che una trattativa, anche dura, sui contenuti programmatici sia garanzia della buona tenuta della coalizione; e che tale metodo possa meglio di altri costruire uno schieramento allargato al di là delle attese iniziali. Il metodo parte dai valori da realizzare e, attraverso un'opera tenace di mediazione pragmatica, crea le condizioni per effettivamente realizzarli e sottoporsi di conseguenza al giudizio dei cittadini elettori. Si potrà dire: ma questa è la sostanza stessa del metodo democratico. Lo è. Ma è anche la chiave perduta della democrazia in un paese che talvolta coltiva il vizio di eludere il confronto sui fatti e sulle cose per subire la premeditata distrazione di polemiche tanto accese nei toni quanto irrilevanti nella sostanza.A noi Civici le polemiche invece non piacciono, specie se strumento di schermaglia politica. Noi Civici siamo legati alla sostanza delle cose.Iniziando oggi il cammino verso le elezioni regionali del 2005, ci ripromettiamo di elaborare progetti chiari e utili, e di condividere le prospettive che stimeremo grandi. Mettiamo in campo competenze, idee, fiducia nel nostro impegno.Lavoreremo, e lavoreremo assieme.
Pubblicato il 25/09/2004
Etichette: liste civiche damiani
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