Ai Civici del Veneto riuniti nella prima assemblea regionale"Non siamo un partito, non vogliamo diventare un partito". Da questa affermazione inequivocabile prese le mosse la mia relazione nella convention delle liste civiche che, in settembre, varò una proposta di simbolo elettorale unitario delle liste civiche per le regionali del 2005. Da Luciano Violante a Marco Santagata, braccio destro di Romano Prodi, da Alfonso Pecoraro Scanio a Piero Fassino, come lo stesso Prodi presente con un messaggio di apprezzamento, la classe dirigente del centrosinistra c'era tutta. Le limpide parole di Violante mi ribadirono nella convinzione che Roberto Alagna, tutti gli altri relatori, io stesso, fossimo stati espliciti a sufficienza. Si dice che la politica sia attività difficile perché imprevedibile. In effetti riserva sempre molte sorprese. E io debbo ora manifestare tutta la mia sorpresa per il modo improprio con cui taluni esponenti politici affrontano il nodo dell'eventuale partecipazione delle liste civiche al cartello elettorale di centrosinistra. Anche perché sciogliere tale nodo si tradurrebbe in una più larga partecipazione attiva della società civile alla vita politica: obiettivo da tutti indistintamente conclamato, ma non da tutti evidentemente perseguito.È stato posto l'interrogativo circa la liceità politica di un'alleanza dei partiti con le liste civiche in consultazioni elettorali di taglio regionale, eppure in varie regioni le liste civiche già seggono con i partiti al tavolo dove si discutono e si elaborano i programmi e dove si varano le strategie elettorali. In altri casi la diffidenza della politica verso il microcosmo civico prevale sull'ipotesi di rafforzare la coalizione coinvolgendo ambiti sociali che hanno difficoltà a riconoscersi nei partiti stessi. Solo un atteggiamento di altera miopia può far pensare che si possa utilizzare il bacino di voti civici soltanto nei casi, nei luoghi, nelle circostanze in cui farne a meno potrebbe compromettere il risultato elettorale. La prima considerazione che ne consegue è dunque che il metodo dell'inclusione e dell'esclusione affidata alla discrezionalità delle forze politiche funziona soltanto se noi Civici indugiamo in vocazioni frammentarie, esponendoci quindi (come è stato sinora) a ogni forma di pressione e di coercizione. L'alternativa è un movimento civico unito sui princìpi fondamentali, tra cui prioritaria la pari dignità, ciò che esclude l'esercizio di una politica dei due pesi e delle due misure.La seconda considerazione muove da un'osservazione ancora più stupita e riguarda un proposito di cui abbiamo appreso dalla stampa, e che confidiamo essere frutto di semplificazione giornalistica. Mi riferisco all'idea che sia possibile dar corpo a uno schieramento civico partendo dall'alto di un progetto astratto. Partire dall'alto contraddice in modo clamoroso l'identità civica, che per sua natura presume un'aggregazione spontanea di base attorno a un programma, a valori condivisi, a candidati riconoscibili per la loro indipendenza di pensiero e per la loro autonomia di azione.Nutro personalmente, sono convinto che nutriamo noi tutti, troppa stima e considerazione verso Romano Prodi e i vertici dell'Ulivo per prendere sul serio una simile ipotesi, che oltretutto pescherebbe esclusivamente nel bacino elettorale dei partiti di centrosinistra.Il problema della partecipazione dei Civici alla coalizione di centrosinistra si può risolvere in due soli modi: includendo una nostra lista all'interno della coalizione nelle regioni a elevato radicamento civico, o candidando singoli esponenti dichiaratamente civici nelle liste, siano esse unitarie o dei partiti, nelle regioni in cui il movimento civico non è ancora maturato a sufficienza. Nicolò Machiavelli ci ha insegnato che per fare politica bisogna partire dalla realtà effettuale: ed essa ci testimonia di un movimento organizzato sull'intero territorio nazionale, cui fanno riferimento (nella più assoluta libertà di azione locale) le più importanti liste civiche italiane, che ha affrontato il tema dell'identità civica con scrupolo di analisi storico-politica, che ha prodotto documenti eloquenti come la Carta dei Principi, approvata, lo sottolineo con orgoglio, dal voto unanime di liste civiche di diversa ispirazione, di diversa collocazione, ognuna diversa per la sua vicenda e per quella del territorio che la esprime.Conosciamo le perplessità di parte dei politici verso noi Civici. Va però aggiunto che nemmeno tutti noi Civici siamo consapevoli della straordinaria opportunità offerta dal confronto elettorale della primavera prossima al nostro movimento e all'intera coalizione di cui vorrei potessimmo essere alleati organici. In politica l'eccesso di timidezza non paga. E la timidezza mi appare inspiegabile dopo le risposte incontrovertibili che abbiamo avuto nel Friuli Venezia Giulia e in Sardegna. Perché Riccardo Illy e Renato Soru hanno costruito il loro successo elettorale, e con il loro il successo del centrosinistra, con il contributo della società civile e delle liste civiche che essa ha autonomamente espresso. E lascio alla vostra riflessione il fatto che a Trieste la lista civica è la prima forza del centrosinistra e che da essa sono stati espressi i due deputati assegnati ai collegi del territorio.Noi Civici dovremmo imparare a non aver paura di aver coraggio. Lusinga scorrere i grandi quotidiani nazionali e scoprire che l'aggettivo "civico" conquista con crescente facilità i corpi tipografici dei titoli. Ancor più lusinga porre questo fenomeno in relazione di causa-effetto con il lavoro che abbiamo svolto da oltre un anno a questa parte per farci conoscere. Non lusinga affatto che al nostro bacino di voti qualcuno guardi come a una terra di nessuno, una prateria dove le scorribande restano impunite.Dovrei concludere affermando come non vi sia spazio di dialogo e di rapporto tra i partiti e le liste civiche se non su basi di pari dignità e se quel dialogo e quel rapporto non siano estesi a tutte le regioni dove si voterà nella primavera del 2005. Mi limito invece a auspicare che ciò avvenga. Mi limito a incoraggiare gli indecisi a operare il salto di qualità. Perché mi rendo conto che non sempre sono sostenibili i rapporti con forze politiche ricche di tradizione, di esperienza, di risorse anche materiali, se in loro radica l'errata convinzione che i voti di noi Civici sono voti a loro sottratti e che, noi Civici assenti dalla competizione elettorale, quei voti sono destinati a premiarli. Comprendo anche, pur non condividendole, le riserve reciproche tra espressioni organizzate nel mondo civico: sebbene fervido di iniziative, un anno di lavoro in comune è tempo troppo breve per conoscersi a fondo e per sentirsi parte integrante di una più vasta comunità ideale. Ognuno ha la sua storia, ognuno faccia le sue scelte. Importante è la consapevolezza che le scelte comuni sono più incisive e meno soggette ai colpi di vento.Utile per esempio sarebbe la consapevolezza che utilizzare il simbolo della Città Ideale, con specifici richiami locali, ci renderebbe interlocutori più autorevoli senza minimamente compromettere la libertà politica di ciascuna realtà regionale. Utile sarebbe affidarsi al Coordinamento Nazionale per tentare di risolvere eventuali problemi di trattativa politica con i partiti non risolvibili negli ambiti locali. Utile sarebbe mobilitarsi a livello popolare per supportare con il consenso generalizzato la proposta di legge che ho presentato nello spirito di noi Civici che prevede elezioni primarie per la scelta dei candidati aperte alla partecipazione di tutti i cittadini.La chiave consiste nel coniugare la libertà di ciascuno al principio della solidarietà operante. È la stessa chiave che ha prodotto nel Veneto forti aggregazioni civiche locali e che può produrre un Coordinamento regionale autorevole interlocutore di forze politiche alle quali va la nostra considerazione per la lungimiranza cui accordano i loro rapporti con il mondo civico. Talune recenti dichiarazioni del coordinatore della Margherita Bottacin e del segretario regionale DS De Piccoli fanno ritenere che il Veneto possa dar corpo a un laboratorio esemplare anche in vista delle elezioni per il rinnovo dei due rami del Parlamento. In coerenza con tali assunti, Massimo Carraro nella bozza di documento politico inviata alle segreterie dei partiti della coalizione, si è espresso: "Liste civiche, associazionismo, volontariato: tutte manifestazioni ricchissime della nostra regione, che insieme alle forze politiche pronte al cambiamento si riuniscono per dare vita ad un Progetto per il Veneto capace di offrire attraverso il governo della Regione, prospettive positive di sviluppo ai cittadini veneti". Quei cittadini si attendono ora che sia fatto il possibile per vincere la sfida del voto. Non sarà facile, nemmeno con un candidato presidente di grande valore qual è Massimo Carraro. Sarà certamente meno difficile perché agli elettori la coalizione di centrosinistra fornirà l'opzione di scegliere anche una lista formata da cittadini coesi attorno a un programma concreto di sviluppo sociale, culturale, economico. Una lista autenticamente civica, che rifletta la ricchezza e le qualità della gente che abita le città e le contrade del Veneto, fiera delle sue radici e della sua storia, ma in virtù di essa aperta al confronto e alla collaborazione con tutti.A Massimo Carraro, alle forze politiche di centrosinistra, agli amici civici del Veneto, il più affettuoso augurio di successo.Roberto Damiani Deputato civico alla Camera
Pubblicato il 11/12/2004
Etichette: liste civiche damiani
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