La Fiera di Vicenza non è terra di conquista, ne sedia da occupare, ma una grande e difficile sfida da vincere

In tutti questi mesi l'attenzione politica nei confronti dell'Ente Fiera si è concentrata principalmente sulla futura composizione del Consiglio di Amministrazione incagliandosi poi su interpretazioni di norme che, in occasione del dibattito avvenuto in Consiglio Comunale, hanno lasciato diversi consiglieri comunali dubbiosi sulla soluzione adottata.Questo duro scontro politico che ha portato, ancora una volta, la Casa delle libertà divisa al suo interno, dimostrando l'incapacità di rispondere ai ripetuti appelli delle forze economiche della città di governare lo sviluppo futuro attraverso un responsabile e coerente gioco di squadra, ha messo in secondo piano la questione che noi invece riteniamo fondamentale per il rilancio della Fiera, vale a dire il suo progetto di trasformazione.La delibera approvata all'unanimità dal consiglio comunale della città richiedeva di esprimersi non solamente sul nuovo statuto della Fiera, ma anche sulle varie fasi di trasformazione, sulle prospettive occupazionali e sul piano aziendale del prossimo triennio.In questi mesi, mentre la politica occupava nuovamente luoghi e spazi che meritano invece di vedere protagoniste altre forze della società civile, andava ad aprirsi piano piano un'altra falla in questo scafo che, di fronte ad un mare agitato come quello del sistema fieristico nazionale ed internazionale, rischia di affondare miseramente.Questa falla, questa pericolosa e preoccupante breccia nella nave "Fiera" è stata la decisione del segretario generale Corrado Facco di dimettersi e di voler abbandonare così il progetto di rilancio per il quale si era impegnato con estrema professionalità, passione, generosità, portando lo stesso personale dell'Ente Fiera a credere ad un programma coraggioso di radicale cambiamento.Lo si sentiva dire anche nei giorni scorsi nelle Commissioni consiliari congiunte "... il programma di rilancio della Fiera andrà comunque avanti, nonostante le dimissioni del segretario generale", ma chi ha un minimo di esperienza delle Organizzazioni sa benissimo quale differenza esista tra il portare avanti un progetto che si è potuto analizzare, discutere, approfondire, modificare insieme al CdA, e quello invece di dover prendere atto di un documento voluto e costruito senza una diretta e personale partecipazione.Al nuovo Segretario che verrà dovrà essere consentito un periodo di ambientamento e di conoscenza della struttura e questo comporterà naturalmente un ulteriore rallentamento ed un allungamento dei tempi per un aggressivo e non più rimandabile piano industriale dell'Ente Fiera.Abbiamo letto nei giorni scorsi sulla stampa le dichiarazioni del capogruppo di F.I. Andrea Pellizzari, nonchè presidente dell'immobiliare Fiera, che evidenziava come in questo momento il problema più urgente fossero appunto le dimissioni del dott. Facco.Noi crediamo invece che l'urgenza di cui ha bisogno la nostra città è di una classe politica che sia in grado di costruire relazioni nuove, che sappia ascoltare ed interloquire con le persone come il segretario Facco, che voglia tessere con pazienza e cura i fili della collaborazione e della partecipazione delle forze economiche e professionali al progetto di rilancio della Fiera di Vicenza.Se il dibattito attorno alla Fiera si fosse concentrato non tanto sul numero dei componenti del CdA, ma su chi oggi potrebbe aiutare l'Ente a ridefinire il proprio business e il proprio ruolo all'interno del sistema fieristico in generale, già da tempo avremmo potuto godere dei risultati di una nuova gestione.Le sfide del mercato, la competizione globale, chiedono alla nostra città di alzare il livello delle nostre discussioni: la politica non può fermarsi sempre ed esclusivamente su quanti posti toccano a me e quanti a te, ma deve contribuire a formare squadre competenti, affiatate e lungimiranti valorizzando quegli imprenditori, liberi professionisti, docenti universitari, giovani e donne che abitano e lavorano nella nostra città e che sarebbero ben lieti di contribuire al suo sviluppo e alla sua crescita.La Fiera di Vicenza non è terra di conquista, ne sedia da occupare, ma una grande e difficile sfida da vincere. Lasciamola giocare alla società civile e noi amministratori impegniamoci a non rallentare i tempi e soprattutto a costruire quelle condizioni urbanistiche, di mobilità, infrastrutturali e di servizi che consentano alla Fiera di continuare a produrre ricchezza per il nostro territorio e la nostra città.

Pubblicato il 23/03/2007

Etichette: ente fiera


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Fotografia del consigliere Filippo Zanetti