Da "Il Mattino di Padova" di Venerdì 22 Ottobre 2004 Articolo di Renzo Mazzaro CARRARO, L'ANTI- GALAN: "Il Veneto che vorrei" Esce allo scoperto il probabile candidato del centro sinistra alla presidenza della RegioneIl suo nome circola da settimane: Massimo Carraro l'anti-Galan, il candidato del centrosinistra alle prossime elezioni regionali in primavera. Tutti ne parlano, al punto che lo stesso Giancarlo Galan - lapsus freudiano capitatogli in aula l'altro giorno - ha rampognato il consigliere del centrosinistra Angelo Zanellato, subentrato in corso di legislatura a Massimo Cacciari, dicendogli: «Lei occupa il posto di Massimo Carraro e dovrebbe fare qualcosa per meritarlo...» L'aula ha interrotto, sghignazzando. E Galan, accorgendosi dell'errore purtroppo rivelatore per lui, ha rimediato alla sua maniera: «Zanellato mi correggo, Massimo Carraro occuperà il suo posto nella prossima legislatura...» Se anche la lingua di Galan batte dove il dente duole, vorrà dire qualcosa. Ma si dà il caso che in questa candidatura non ci sia nulla di ufficiale: non c'è una decisione del centrosinistra, il cui coordinamento si è riunito l'ultima volta tre settimane fa senza dire nè ai nè bai; potrebbe esserci un pronunciamento delle liste civiche (sul «modello Illy» che ha vinto in Friuli) ma questo coordinamento si riunirà solo il 6 novembre; non c'è stata nemmeno un'autocandidatura da parte dello stesso Carraro. Allora come la mettiamo? La mettiamo che lo chiediamo direttamente a lui.Massimo Carraro for president: andiamo bene? «L'opinione mia e di tanti altri, che vengono dal mondo delle professioni ma hanno anche un'esperienza politica, è che la prossima sfida per il governo del Veneto sia troppo importante per starne fuori. Io ho un progetto in mente. Ci credo e penso che vada bene per il Veneto. Dopo di che, che sia io o un altro a metterlo in piedi, non è essenziale. A me sta bene ugualmente. L'importante è che si tratti di una persona che rappresenti nel profondo la società civile veneta».Chi sono questi "altri" cui lei si riferisce? «Andrei per gradi a rispondere. Se devo cercare un modello, non vado certo a Roma, ma lo cerco in Friuli con Illy, a Trento con Dellai. Il problema del Veneto è cercare di costruire un'esperienza di larga condivisione. Non a caso è nel Nordest che è nato e si è radicato il movimento dei sindaci. Evidentemente questo territorio esprime bisogni specifici, ai quali le regioni limitrofe hanno saputo dare risposte precise. Io penso che anche il Veneto debba riflettere. Non basta più il volo della quaglia, come ha detto qualcuno».Gianni De Michelis. «Bisogna volare più alto, ci vuole un progetto che affronti i nodi dello sviluppo futuro della regione».Quali sono? «I grandi problemi di questa regione vengono fuori dalle orecchie: viabilità, infrastrutture, passaggio al post-manifatturiero, collocazione del Veneto in Europa. Non è che basta andare a traino di Illy, che ha più fantasia, per risolvere i problemi del Veneto. Le condizioni che ci hanno garantito lo sviluppo degli ultimi anni sono cambiate. C'è bisogno di una guida politica all'altezza».E finora la guida politica non lo è stata? «In questi anni io credo di no. Finché il Veneto non aveva bisogno della politica e delle istituzioni, poteva andar bene Giancarlo Galan. Il problema è che oggi ne ha bisogno, se vuole rilanciare la crescita e lo sviluppo. Naturalmente su basi nuove, a cominciare dall'ambiente».Di Galan bisogna dire che preferisce l'ancoraggio in alto su Berlusconi che in basso sugli elettori veneti, che pure lo votano. Altri presidenti del centrodestra non si sono sottratti al braccio di ferro con il governo, per esempio sui trasferimenti delle tasse. Lui nisba. «Sulle tasse, ma anche su altro: l'esempio più evidente di questa "dipendenza" da Roma è il Passante di Mestre. Se non esiste è solo perché quando c'è il governo amico tutto va bene, quando non c'è il governo amico tutto va male. Noi abbiamo bisogno di un governo del Veneto che ragioni sulla base degli interessi e delle necessità del Veneto».Lei si sentirebbe capace di affrontare questa sfida con i livelli romani del controllo politico, che ci sono anche nel centrosinistra? «Io sono profondamente convinto che questa sia una battaglia che vale la pena di fare. Nell'interesse della regione in cui abito, vivo e lavoro da tanti anni. Sono un politico, sono un imprenditore di questa regione, penso di aver dimostrato nella mia storia professionale e nell'impegno associativo di aver fatto sempre seriamente le cose. Per questo ho dato la mia disponibilità a partecipare al progetto di rilancio del Veneto».Ma chi sono i soggetti cui lei ha dato questa disponibilità? «Il coordinamento delle liste civiche, il quale ha un progetto che ovviamente interessa al centrosinistra. E' la stessa alleanza che si è realizzata in Friuli Venezia Giulia».Quanta libertà verrebbe assicurata ad un candidato di questo tipo dai partiti del centrosinistra? «Tutta quella che uno è capace di prendersi. Si basa sulle idee, sullo spessore, sulla voglia di lavorare: mi spiace dirlo, ma qui c'è proprio bisogno di lavorare».Purtroppo i sorpassi non si fanno con le idee ma con i voti. «In democrazia certo».Il distacco inflitto da Galan al centrosinistra non è stato poco. «In Friuli era più alto».E Illy l'ha colmato? «Non solo l'ha colmato, ha distanziato il centrodestra di molti punti».Ma c'era stata la spaccatura in Forza Italia sul presidente uscente Renzo Tondo, il braccio di ferro con la Lega... «Non è che mi sfuggono le differenze. Ma io leggo nei veneti la voglia di cambiare. Il limite dei due mandati per il presidente, inserito nel 2000, è pur sempre un'indicazione. E' vero che vale per il futuro ma non è che dal '95 al 2000 non c'è stata una giunta regionale. L'idea che dopo due mandati uno ha esaurito la sua funzione, è esattamente la stessa che vale per il presidente degli Stati Uniti. Ed è condivisa da tutti. Vuol dire che un elemento di stanchezza oggettiva c'è».Ma c'è anche un traino che deriva dalla notorietà. «Qui starei attento. I primi numeri ci dicono che il presidente del Veneto è tra i più popolari in Italia ma anche tra quelli che godono meno della fiducia dei loro cittadini. Comunque vorrei evitare le polemiche. Mi auguro che in questa campagna elettorale si lavori per unire e non per polemizzare».Stia pur sicuro di no. «Questo è un altro limite che ha condizionato la politica veneta in questi anni: l'incapacità di unire. Le grandi opere di cui questa regione ha bisogno, richiedono il consenso, che è una cosa faticosa, paziente, laboriosa. Io penso che di questo ha bisogno il Veneto. Intendo evitare due cose: le polemiche sterili e personali e i condizionamenti delle politica romana, che non ci devono interessare».
Pubblicato il 27/10/2004
Etichette: illy