No alla base USA, sì ad una difesa europea e ad una presenza della UE più autorevole nello scenario internazionale

La comunità americana non deve vivere con disagio questa ampia volontà dei vicentini di non volere la nuova base militare al Dal Molin. Gli stessi Stati Uniti hanno l'interesse che l'Unione Europea cresca e si rafforzi.La vicenda Dal Molin è una cosa seria e non può ridursi ad uno scaricabarile tra le forze politiche, il Governo, gli Enti Locali.Tutti siamo chiamati a dare il nostro contributo affinché la comunità civile vicentina possa essere messa nelle condizioni di capire cosa sta dietro ad un eventuale sì o no alla nuova base militare americana all'Aeroporto Dal Molin.Tutte le forze politiche, sociali, economiche, le associazioni, le forze sindacali e del mondo del lavoro, i comuni contermini, gli altri Enti Locali devono far sentire la loro voce in merito a questa possibilità di consolidamento della presenza americana sul nostro territorio.Se 50 anni fa la Caserma Ederle fu la conseguenza di un accordo bilaterale italo-americano (BIA) - i cui contenuti sono tuttora segreti e sul quale sembra non si sia pronunciato il Parlamento italiano contravvenendo all'art. 80 della Costituzione che dispone che i trattati internazionali debbono essere autorizzati con legge dalle Camere - e la sua costruzione non fu accompagnata da tanto dibattito e confronto, il suo potenziamento si inquadra invece in uno scenario completamente diverso e che l'attuale Governo Prodi ha saputo ben esprimere nel suo programma: "Sono tre le questioni di fondo su cui intendiamo lavorare nella prossima legislatura: la difesa europea e la cooperazione tra Unione Europea e Stati Uniti, la riorganizzazione di un nuovo e moderno sistema di difesa, la centralità delle risorse umane...Il progetto di difesa europea è essenziale per un'efficace politica di sicurezza nazionale ed un affidabile disegno internazionale...L'Italia deve essere protagonista di questo processo. Per affrontare i problemi che derivano dall'assetto unipolare del mondo dobbiamo puntare ad una difesa europea autonoma, pur sempre in rapporto con l'Alleanza Atlantica, che sta profondamente cambiando. In sostanza dobbiamo proporre per il nostro Paese una collocazione strategica che lo veda saldamente inserito in Europa, come protagonista delle politiche di integrazione europea nonché come alleato leale degli Stati Uniti." (pag. 110 del Programma dell'Unione - Le nuove politiche di difesa)In questi giorni c'è chi, in merito al caso Dal Molin, ha invitato ad astenersi da ogni giudizio sulla valutazione politica internazionale e di evitare di spostare il confronto su una polemica ideologica. Fin da subito la nostra Lista Civica si è posta il problema di come potesse contribuire a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla necessità di ripensare al rapporto con la comunità americana ed in particolare con la base militare.In tal senso riteniamo che il problema non sia solo di competenza del Governo - al quale la legge affida il compito di decidere - ma anche dell'Ente Locale, di tutti i comuni contermini, della Provincia e della stessa Regione: quale difesa vogliamo, quale politica internazionale vogliono i vicentini e i veneti?Proprio perché da anni viviamo a fianco di basi militari e perché da sempre le nostre comunità civili si sono mobilitate a favore di una cultura di pace, siamo tutti chiamati a rispondere ad una domanda precisa: l'allargamento della base americana aiuterà o meno il processo internazionale di pace? Se la risposta fosse sì, credo che tutti i vicentini potrebbero accettare qualche sacrificio purchè questo potesse portare maggiore sicurezza alle nostre famiglie e alle nostre comunità civili. Ma la realtà è un'altra e sono convinto che solo l'impegno assunto dal Governo Prodi di puntare ad una difesa europea e ad una presenza dell'Unione Europea più autorevole nello scenario internazionale potranno contribuire ad una nuova politica di pace. Dare più territorio, offrire più strutture militari al Governo militare statunitense non aiuta questo percorso, ma lo rallenta. Bisogna che rilanciamo l'Europa attraverso iniziative quotidiane come, ad esempio, il modo che un Comune ha nell'affrontare la richiesta di una nuova base americana sul suo territorio, che vedono il coinvolgimento dei cittadini e delle forze sociali e politiche, azioni concrete, precise, pragmatiche: come consigliere comunale della mia città sento tutta questa responsabilità nell'aiutare Vicenza ad integrarsi nella politica europea e a credere nei grandi valori e progetti europei ben riassunti nell'interessante documento sulla strategia europea in materia di sicurezza predisposto da Solana nel 2003 e dal titolo "Un'Europa sicura in un mondo migliore".Non si tratta pertanto di rompere i rapporti con gli Stati Uniti, ma di ridefinirli in un contesto internazionale nuovo in quanto entrambi abbiamo bisogno di ricollocarci sullo scenario internazionale sempre più difficile e complesso.L'Unione Europea deve passare da un ruolo di dipendenza ad un rapporto più paritario con gli Stati Uniti e questo potrà avvenire non enunciando solamente parole, ma agendo concretamente: è nostro compito assumerci quindi maggiori oneri e responsabilità, tropo spesso delegate agli alleati americani, attuando una politica estera e di sicurezza europea veramente comune.Gli stessi Stati Uniti hanno l'interesse che l'Unione Europea cresca e si rafforzi, non limitandosi a continui solleciti perché ciò avvenga.La comunità americana non deve pertanto vivere con disagio questa ampia volontà dei vicentini di non volere la nuova base militare al Dal Molin.C'è bisogno di una rinnovata partnership euro-americana fondata su valori condivisi, ma anche rispettosa dei nostri diversi stili e modi di fare politica estera. L'Europa la costruiamo ogni giorno attraverso il nostro pensare e il nostro agire: gli impegni assunti dal Governo Prodi con i propri elettori sono chiari e sono fiducioso che la nuova base americana al Dal Molin non si farà. Merito di Prodi, ma anche dei tanti cittadini vicentini che, con coraggio, non hanno paura di credere all'Europa per poter costruire un'altra Vicenza. Questi cittadini, per la loro passione ed il loro impegno, assieme alle forze politiche e sindacali, alle stesse associazioni imprenditoriali sapranno farsi carico anche dei loro concittadini che, qualora la Caserma Ederle chiudesse, saranno costretti a ricollocarsi nel mondo del lavoro: un problema serio ma che, grazie anche a rinnovati aiuti europei (fondi programma Konver), come politici ed amministratori sapremo e dovremo sicuramente risolvere.Giovanni GiuliariCapogruppo consiliare Lista civica Vicenza Capoluogo

Pubblicato il 10/08/2006

Etichette: dal molin unione europea


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