Se 50 anni fa abbiamo consentito la realizzazione della caserma Ederle, oggi la nostra terra può servire a costruire l'Europa e un rapporto nuovo con gli Stati Uniti d'AmericaLa questione della base americana non può ridursi ora alla ricerca del sito che crei meno problemi. Non è una questione di luogo dove costruirla, ma di quale futuro vogliamo dare alla nostra città e di quale responsabilità vogliamo assumerci per dare il nostro contributo alla sicurezza e alla concordia nel nostro Paese e nel Mondo. Non mercanteggiamo il nostro territorio e non trasciniamo in questa vicenda istituzioni e realtà pubbliche che per la loro storia e la loro vocazione male si coniugano con le delicate questioni internazionali e militari.Una comunità civile ha in dote un bene comune, la terra, che deve essere amministrato con estrema attenzione, prudenza, saggezza.Dare parte di noi stessi - il terreno su cui costruire una base militare americana - significa confermare che le scelte fatte 50 anni fa hanno ancora un senso e che da allora nulla è cambiato sullo scenario internazionale. La meta da seguire diventerebbe pertanto quella di lasciare ancora una volta ai soli Stati Uniti d'America le maggiori responsabilità per favorire una pace e una sicurezza internazionale.Noi crediamo invece che in questi 50 anni il nostro Paese abbia compreso come non può esimersi, assieme agli altri stati europei, nell'assumere delle responsabilità internazionali tali da portarci ad un rapporto più paritario con gli Stati Uniti.Non si tratta pertanto di rompere i rapporti con gli Stati Uniti, ma di ridefinirli in un contesto internazionale nuovo in quanto entrambi abbiamo bisogno di ricollocarci su questo complesso e sempre più difficile scenario.E' nostro compito assumerci maggiori oneri e responsabilità - troppo spesso delegate agli alleati americani - attuando una politica estera e di sicurezza europea veramente comune.Per questo non è opportuno che Vicenza, e soprattutto il Governo Italiano, diano la loro collaborazione ad un progetto che non aiuta certamente a perseguire questa meta e che gli Americani siano rispettosi dei nostri diversi stili e modi di fare politica estera. Perché non pensiamo di rinnovare la nostra partnership con gli americani su altri ambiti, diversi da quelli militari?Le competenze e le conoscenza americane nell'ambito della ricerca, della medicina, della tecnologia non potrebbero sviluppare nuove alleanze con la nostra città, i nostri imprenditori, le nostre Istituzioni locali che operano nel campo dei servizi sanitari ed ospedalieri, dei servizi pubblici locali, dell'Università, riutilizzando aree dismesse nelle quali collocare degli incubatori per nuove imprese, centri di ricerca e di assistenza, oppure laboratori? Non potremmo creare delle collaborazioni per sviluppare progetti nel settore del turismo e dei beni architettonici, incentivando ulteriormente progetti che valorizzino la nostra grande risorsa che sono le opere di Andrea Palladio, da sempre ammirate e visitate dai turisti americani?Il mondo in 50 anni è cambiato, ma molti sembrano non accorgersene. Una Vicenza più europea potrebbe aprire nuove e più interessanti prospettive di occupazione, lavoro e qualità della vita.Giovanni GiuliariCapogruppo consiliare
Pubblicato il 20/09/2006
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