Prospettive future: idee nuove per gli anziani e la città

Intervento dell'assessore alla famiglia e alla pace all'incontro promosso dalla Commissione sociale del Partito Democratico di Vicenza

Nel nostro Paese e nella stessa nostra provincia, sentiamo molto spesso parlare degli anziani quasi esclusivamente per il problema delle pensioni e del costo dei pensionati e quindi, più in generale, del peso che loro hanno nella nella nostra società.

Più raramente invece sentiamo parlare del veloce abbassamento della mortalità e della non autosufficienza nelle fasce anziane della popolazione.

Negli anni scorsi molti pensavano che non si sarebbero potuto vincere le malattie proprie della vecchiaia, quando invece oggi, quasi quotidianamente, assistiamo ai continui progressi della scienza e della medicina tanto che abbiamo attese di vita mai prima d’ora dichiarate.

Per noi amministratori sarà quindi importante evitare l’errore di immaginare il mondo di domani semplicemente come il mondo di oggi con più anziani. Perché avere 80 anni fra 20 anni non sarà come avere 80 anni oggi e non è certo come averli avuti 20 anni fa. Mezzo secolo fa, la gente della mia età si sentiva più vecchia di quello che gli odierni settantenni si sentono oggi.

Possiamo quindi guardare in un modo nuovo il mondo degli anziani e realizzare servizi innovativi e rispondenti ai reali bisogni delle persone, ma soprattutto potremmo considerare l’anziano non solo destinatario di servizi sociali o sanitari, ma soggetto attivo, protagonista, partecipe alla vita delle nostre comunità.

La mia prima preoccupazione è che un anziano ancora in buona salute, ma che perde ad esempio il suo ruolo all’interno della famiglia o del suo contesto sociale, sentendosi inutile e messo da parte, passi un po’ alla volta da una condizione di disagio di tipo psicologico ad una situazione di non autosufficienza di tipo fisico e sanitario.

Considerato il tempo che mi è stato concesso ho deciso di richiamare la vostra attenzione solo su alcuni servizi che attualmente la nostra città offre alla popolazione anziana, cercando di metterne in luce le prospettive future.

A fianco delle nuove strutture residenziali che, come ci ha ricordato il presidente dell'Ipab Giovanni Rolando, andremo a realizzare nei principali quartieri (Laghetto, Bertesinella, Maddalene) e che saranno strutture residenziali flessibili, a portata di mano, inserite nel territorio di origine dobbiamo ulteriormente potenziare e sviluppare l'assistenza domiciliare, bene sociale, risorsa del welfare locale.

Va in questa direzione l'impegno del mio Assessorato di diffondere la cultura della solidarietà familiare con la creazione di una rete di soggetti capaci di accompagnare gli anziani in una logica solidale. Abbiamo un progetto (sarà finanziato dalla Fondazione Cariverona) che prevede di generare questa “solidarietà di vicinato” attraverso la concessione di un contributo mensile a quelle famiglie, singoli, associazioni, parrocchie che intendono sostenere, attraverso un progetto sociale, un anziano o una famiglia di anziani che presentano un bisogno lieve di assistenza ed accoglienza (controllo bollette, aiuto nella spesa quotidiana, bisogno di compagnia e d ascolto,...).

Le politiche sociali in fatti devono costruire socialità, energia sociale e legami sociali perchè altrimenti non possono chiamarsi tali.

Un secondo impegno dell'Amministrazione è quello di favorire il tutoring domiciliare, l'affiancare cioè alle assistenti familiari altri operatori professionali in grado di assicurarne la formazione, il monitoraggio della loro attività, la loro sostituzioni con altri operatori iscritti in un particolare elenco.

E' inoltre importante dire no alla domiciliarità a tutti i costi, motivata magari da esigenze di contenimento dei costi. Occorre verificare sempre la tenuta della famiglia e per questo è importante la funzione dell'ascolto in special modo degli operatori domiciliari che conoscono bene la situazione familiare.

L'assistenza domiciliare ha però bisogno di una maggiore flessibilità, di ampliare le fasce orarie, di una minore burocrazia e procedure, di una maggiore attenzione ai bisogni di assistenza tecnica e consulenziale di coloro che si dedicano alla cura dei familiari.

Fondamentale è:

  • riconoscere e dare valore ai saperi e alle relative capacità relazionali di chi cura e di chi è curato, pensando all'assistente familiare come risorsa messa a disposizione di tutta la rete dei servizi territoriali;

  • investire sulla formazione e sulla regolarità contrattuale dell'assistente familiare, subordinando l'erogazione di contributi in presenza di queste condizioni;

  • ripensare i centri diurni anche come luoghi per accogliere situazioni leggere (gli anziani di mezzo) per tenere lontano solitudini involutive, stati depressivi, malinconie negative,...

  • aumentare le risposte residenziali d sollievo, d emergenza o comunque per le necessità temporanee (dare relax alle famiglie)

  • favorire la realizzazione di microcomunità e non solo di “grandi” strutture residenziali.

In prossimità delle nuove case di riposo c'è bisogno di case albergo per anziani autosufficienti che mantengono la loro autonoma gestione ma possono usufruire di alcuni servizi dei centri residenziali (telesoccorso, riabilitazione, servizio infermieristico, bagno assistito, pedicure,...). Possono essere strutture medie, di 15/20 appartamenti.

Abbiamo quindi la necessità di pensare ad una solidarietà e responsabilità familiari verso la generazione anziana, ma c'è anche bisogno di politiche europee transnazionali al fine di aiutare con risorse socio-educative quei Paesi che ci danno le assistenti familiari che prima o poi se ne andranno o avanzeranno nuove richieste.

Si pone la questione di come il nostro Paese intende affrontare il problema della cura: si pretende di essere curati molto, ma si pensa contemporaneamente di dover curare poco. La cura è un diritto ad averla, ma anche un dovere assicurarla e questo non possiamo farlo continuando a comperarla dalle donne dei Paesi poveri che a loro volta sono costrette a sottrarla ai propri figli e anziani.

Pubblicato il 15/05/2011

Etichette: giuliari giovanni assessore alla famiglia e alla pace anziani


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