Sciolto il Consiglio Comunale

Questo l'ultimo intervento in aula di Giovanni Giuliari, capogruppo di Vicenza Capoluogo, fatto il 19 febbraio 2008 in merito alla delibera sul decentramento amministrativo

Signor Presidente, colleghi consiglieri,

ho avuto modo in questi cinque anni di fare parte della I Commissione consiliare che, grazie anche al ripetuto avvicendamento di Assessori, ha affrontato a più riprese il problema sollevato da questa delibera e cioè il decentramento amministrativo della città.

Se il confronto di questi anni si è articolato in maniera sporadica e non articolata, in queste ultime settimane si è fatto particolarmente intenso e non ho difficoltà riconoscere che l'ascolto ed un esame più approfondito della materia mi hanno portato ad assumere una posizione diversa rispetto a quella che avevo all'inizio del mandato amministrativo e nel momento in cui, nel dicembre 2004, questo consiglio - con i voti della maggioranza - respingeva la mozione per un potenziamento delle circoscrizioni presentata dai consiglieri Rolando e Alifuoco.

E' questa la politica che come lista civica abbiamo cercato di portare avanti in questi anni: la possibilità anche di cambiare idea quando l'avversario politico pone delle considerazioni e delle argomentazioni serie e motivate.

Il dibattito apertosi all'interno delle forze politiche presenti in questo consiglio, i numerosi apporti di cittadini pubblicati dalla stampa locale, l'orientamento assunto dal Governo Prodi con l'ultima legge finanziaria, mi hanno aiutato a maturare la convinzione che le circoscrizioni hanno esaurito la loro spinta propulsiva e che è giunto il momento di fare tesoro dell'esperienza fatta per ripensare e rinnovare il decentramento dei servizi comunali e le modalità di partecipazione dei cittadini alla vita del nostro comune.

Se questo non succederà sono convinto che andremo a riprodurre una struttura amministrativa che non risponde ai bisogni della gente, ma a quelli autoreferenziali di certe classi partitiche. La politica deve saper interpretare anche i segnali di cambiamento che arrivano dalla società civile e puntare ad una macchina amministrativa efficiente, moderna, nuova.

In realtà piccole come quella di Vicenza, abbiamo la possibilità di ripensare con serenità ad un modello amministrativo comunale che sappia far tesoro dei grandi cambiamenti avvenuti nel campo dell'erogazione dei servizi quali l'autocertificazione, i processi di e-government, l'informatizzazione che stanno portando novità tali da modificare alcune esigenze che 20 anni fa potevano avere un senso ma che ora potrebbero vanificare il decentramento stesso degli uffici comunali. Questi cambiamenti hanno interessato anche altri campi dell'attività comunale quali, ad esempio, il blocco delle piante organiche del Comune, un minor trasferimento di risorse finanziarie, la suddivisione dei ruoli e delle responsabilità tra dirigenti e amministratori comunali.

E' cambiato anche il modo di spostarsi della gente, sia nel quotidiano che nella scelta dell'abitazione, il nostro senso di appartenenza ad una certa comunità o ad un determinato quartiere, il modo di trovare informazioni e di documentarsi, l'influenza e l'attrazione dei comuni contermini rispetto alla città stessa.

Non dobbiamo pertanto intervenire sulle circoscrizioni perché c'è stato un legislatore, più o meno lungimirante, che ce l'ha imposto e soprattutto non dovremo avere un'impostazione ideologica delle circoscrizioni che immagina l'immediata coincidenza tra decentramento e partecipazione popolare.

L'esperienza di questi anni ci dice che non è così e questo indipendentemente da chi ha governato la nostra città. Le circoscrizioni non possono diventare la scuola di formazione, a carico delle casse comunali, delle diverse forze politiche oppure il modo per accontentare desideri di protagonismo o per distribuire il peso delle diverse correnti all'interno di uno stesso partito.

La nostra lista civica considera il tema della partecipazione un tema cruciale ma va collegato a nuove forme di democrazia, alla democrazia deliberativa. Tanto più diventa basso il livello di partecipazione dei cittadini, tanti più dimostra la sua difficoltà la democrazia rappresentativa.Per questo chiediamo che i prossimi anni le nostre risorse e le nostre riflessioni di amministratori e cittadini siano dedicate, in assenza delle circoscrizioni, allo studio e all'analisi di quanto sta avvenendo in altri Paesi del mondo (Stati Uniti, Francia, Danimarca, Spagna) in merito9 alla democrazia deliberativa, alle nuove forme di partecipazione dei cittadini alle scelte del proprio Comune.

Noi pensiamo ad un Comune capace di rinnovarsi e di rinnovare le proprie modalità di articolarsi nel territorio, di pensarsi in un continuo processo di cambiamento soprattutto in un momento come questo in cui il rafforzamento delle istituzioni rappresentative può avvenire solo se si rafforzano anche nuovi processi e strumenti che coinvolgono i cittadini nelle scelte collettive. Per questo non appoggerò questa proposta di delibera, convinto della necessità che la nuova Amministrazione comunale sia messa nelle condizioni di iniziare una strada nuova, certamente non priva di rischi.

Ma solo una politica di coraggio e lungimiranza potranno produrre un nuovo tipo di rapporto tra cittadini ed amministratori: non imboccarla potrebbe dimostrarsi ancora più pericoloso.

Dobbiamo sostituire alle circoscrizioni un miglior funzionamento della macchina amministrativa e una partecipazione popolare vera perché un cittadino partecipa ad una decisioni solo se sente di avere peso, solo se sa che il suo parere sarà apprezzato e ascoltato.

Auspichiamo quindi che il prossimo sindaco della città faccia proprio queste dichiarazioni fatte dal primo ministro del Regno Unito Gordon Brown il 3 settembre 2007 nel momento in cui analizzava, in un dibattito pubblico, il decrescente livello di partecipazione alla politica che affligge anche il suo Paese: "Io credo - disse Gordon Brown - che le grandi sfide che ci aspettano, dalla sicurezza al cambiamento climatico, alla competizione globale, alle crescenti aspirazioni degli individui, al desiderio di comunità locali più forti e sostenibili non possano più essere affrontate dalla vecchia politica, credo che abbiamo bisogno di un nuovo tipo di politica che includa tutti, non solo alcuni individui selezionati, una politica basata sul consenso e non sulle divisioni, una politica fondata sul coinvolgimento delle persone e non sulla esclusione." Le nostre istituzioni, a partire dai Comuni, hanno bisogno di una "messa a punto": il sistema politico è eccessivamente sbilanciato verso la rappresentanza e le circoscrizioni ne rappresentano un modello.

Dobbiamo invece riscoprire la democrazia, approfondirla maggiormente, coinvolgendo anche i cittadini nella cosa pubblica.

Tutto ciò potrà avvenire solo se però sapremo dare loro non strumenti o operazioni simboliche, ma capaci di far sì che le loro opinioni siano destinate ad esercitare un'effettiva e reale influenza sulle scelte finali.

Qualcuno potrà obiettare che la gente oggi si dimostra apatica e poco interessata alla vita del Comune per poter avere partecipazione. Sicuramente in una società che esaspera l'individualismo, la cittadinanza attiva non è certamente diffusa, ma è la partecipazione stessa a sviluppare il gusto di riappropriarsi della politica. I cittadini tendono a prendersi cura del proprio quartiere e della propria città quando hanno fatto esperienza diretta della partecipazione e per questo Amministratori lungimiranti dovrebbero quotidianamente promuovere e coltivare la cittadinanza attiva.

Le circoscrizioni non hanno saputo in questi anni interpretare questa partecipazione dei cittadini tanto che quando sul territorio sorge un problema sorge anche l'ennesimo comitato spontaneo che, bypssando la circoscrizione, dialoga direttamente con la Giunta o l'assessore competente.

Respingendo la delibera potremo invece preparare un terreno fertile all'esplorazione e alla creatività sociale in cui amministratori, studiosi, cittadini, potranno elaborare un modello di decentramento e di partecipazione popolare capace di guardare alle sfide del futuro più che alle sirene della nostalgia o dei bei tempi andati.

E' al domani che Vicenza deve saper guardare. Grazie.

Pubblicato il 26/02/2008

Etichette: circoscrizioni decentramento democrazia deliberativa


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Diario dal Consiglio Comunale

Fotografia del consigliere Filippo Zanetti