Il problema casa non è solo una questione immobiliare, ma anche e soprattutto una questione morale. E' davanti agli occhi di tutti i cittadini lo sviluppo abitativo subito dalla nostra città in questi ultimi anni e pare quindi impossibile che non ci siano case per tutti. Se il mercato immobiliare è stato uno dei settori di investimento preferiti dai vicentini perché più sicuro e redditizio, non è stato certo ben governato dalla classe politica (non solo di Vicenza ma anche di molte altre città) e ci accorgiamo ora che, quando l'attenzione del pubblico cala o quando ci si illude che il mercato da solo sia sufficiente a dare equilibrio alla questione abitativa, il problema della casa è diventato "il problema" per molte amministrazioni comunali. "Emergenza casa, a rischio le famiglie normali", intitolava un articolo di un quotidiano locale l'inizio di quest'anno nel riprendere alcune dichiarazioni dell'assessore agli interventi sociali Patrizia Barbieri, preoccupata del continuo aumento delle persone normali che si indebitano per mantenere un tenore di vita alto e finiscono per essere cacciate di casa per morosità. Non è quindi un'emergenza solo legata ai noti fenomeni del caro-casa, della diminuzione del numero di case in affitto, dell'aumento del disagio abitativo che colpisce in modo particolare le famiglie monoreddito, le giovani coppie, i single, le ragazze madri, le famiglie con disabili, gli anziani, gli studenti, i lavoratori che si trasferiscono per motivi di lavoro, gli immigrati costretti a vivere in condizioni di precarietà e sovraffollamento. E' un'emergenza legata anche al nostro modo di essere comunità civile rispetto ad un bene primario che condiziona il percorso di vita e di lavoro di ciascuno di noi ed in particolare di quella parte di noi che è più esposta, più sensibile, più debole. Bisogna che cerchiamo di andare oltre ai documenti amministrativi, perché c'è la necessità di fare fronte ai grossi cambiamenti in atto nella nostra città, di fare "un patto sociale" con tutti gli attori delle politiche abitative affinché si cambi registro: il problema casa non è solo una questione immobiliare, ma è anche e soprattutto una questione morale. Quando vediamo che la Finanza scopre decine di vicentini che affittano appartamenti a stranieri senza alcun contratto o che il Comune rileva altri nostri concittadini che per abitare in alloggi ad affitto agevolato truccano le dichiarazioni, oppure assistiamo ad un aumento di anno in anno del numero di appartamenti che rimangono chiusi oppure ceduti non con regolare contratto di affitto, mettendo l'inquilino in una situazione di debolezza e di dipendenza, dobbiamo prendere atto che non solo è critico il bilancio sugli effetti della legge 431/98 (nota come riforma degli affitti), ma diventa preoccupante il nostro modo di stare insieme, la nostra stessa convivenza civile. Per questo è necessario "un grande patto sociale sul tema delle politiche abitative", patto che potrebbe collegarsi al Piano Strategico della città laddove si ipotizza una visione di Vicenza come città vivibile. Il tema della casa non può più essere delegato solo all'assessorato agli interventi sociali, ma deve diventare un impegno di tutta l'amministrazione comunale e di tutta la città: sindacati, agenzie immobiliari, mondo del no-profit, costruttori, imprese possono sedersi attorno ad un tavolo per rilanciare una nuova politica abitativa per la città. L'Italia destina alle politiche di sostegno alla domanda sociale solo l'1% della spesa sociale complessiva, una quota tra le più basse d'Europa. Il primato è il Regno Unito, dove la spesa per le politiche abitative rappresenta il 5,6% della spesa sociale, seguono a distanza Irlanda (3,2%) e Francia (2,9%). Una moderna politica abitativa richiede una molteplicità di azioni ed il coinvolgimento di più livelli istituzionali. Per questo vorremmo vedere i nostri parlamentari europei non tanto impegnati a lavorare su progetti che interessano altre comunità com'è la realizzazione di una nuova base militare americana a Vicenza, ma battersi con la stessa energia perché il problema dell'abitare diventi anche una specifica iniziativa dell'Unione Europea. L'allargamento dei mercati, la libera circolazione del lavoro, la pressione dell'immigrazione provocano infatti fenomeni abitativi in tutti i Paesi. Ci pare sia giunto il momento che nella partecipazione ai costi di una politica abitativa finalizzata alla mobilità del lavoro e dell'integrazione sociale, possano essere previste opportune linee di azione e di sostegno anche nell'ambito del bilancio europeo. In questa direzione ci auguriamo possano indirizzarsi anche gli sforzi dell'amministrazione comunale di Vicenza. Giovanni Giuliari Capogruppo consiliare Lista Civica Vicenza Capoluogo
Pubblicato il 29/11/2007
Etichette: casa
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