Che sia l'Amministrazione ha individuare il luogo. Necessitano poi un dialogo con la comunità musulmana ed iniziative per ravvivare la nostra identità culturaleIl problema della realizzazione di una nuova moschea o, meglio, di un centro culturale islamico, non riguarda solo aspetti tecnico-urbanistici, ma diventa una questione politica, sociale e religiosa. Per questo è importante tenere presente che per i musulmani la preghiera, che fa parte dei cinque precetti fondamentali, è da compiersi cinque volte al giorno, numero che aumenta durante le festività e il pellegrinaggio alla Mecca. Per loro quindi è particolarmente sentito il bisogno di avere un luogo dove ritrovarsi a pregare. La realtà dell'islam è abbracciata da oltre un miliardo di persone che, pur mantenendo salde le radici nella propria fede, vivono in maniera diversa il loro essere musulmani: ci sono liberali, moderati, fanatici, praticanti e non. Quando sentiamo parlare di terrorismo islamico dobbiamo tenere presente che esiste anche un islamismo capace di convivenza pacifica; quando qualcuno parla di inscindibilità tra fede e politica, dobbiamo tenere presente che ci sono interi popoli e comunità alla ricerca di un nuovo equilibrio. Lo stesso imam vicentino Kamel Layachi ha ricordato, qualche giorno, fa che i terroristi islamici, prima di colpire in Occidente, hanno ucciso migliaia di persone innocenti anche nei paesi musulmani. Gli amministratori devono quindi tenere presente tutti questi aspetti ed affrontare con prudenza, ma anche con chiarezza la questione. Il diritto di esprimere la propria fede è, in Italia, un diritto costituzionale, ma è altrettanto vero che la presenza di immigrati nelle nostre città ha portato una cultura diversa ed altra dalla nostra, mettendo alla prova un impianto di tradizioni, convinzioni e valori che devono essere risvegliati dal torpore nel quale sono caduti. Non dialogare con la comunità musulmana vicentina significherebbe fare il gioco di coloro che vogliono invece alimentare la tensione e creare nuove paure. C'è stato chi nelle settimane scorse ha posto la domanda se dobbiamo fidarci di questi musulmani. Noi siamo convinti di sì, ma dobbiamo iniziare un percorso di dialogo e di confronto che possa garantire sicurezza non solo ai nostri concittadini, ma anche agli stessi immigrati: più ci conosciamo, meno sono i pericoli. Crediamo che la proposta avanzata dal difensore civico sia alquanto ricca di buon senso: che sia l'Amministrazione ad individuare l'area più opportuna in cui far nascere il nuovo centro culturale islamico, sviluppando nel contempo un rapporto sia con la comunità islamica, sia con il quartiere all'interno del quale si inserirà il nuovo centro. Questo tipo di insediamento è, infatti, un fatto nuovo per le nostre città: non è la nascita di una nostra chiesa parrocchiale voluta dalla gente del posto, ma una struttura religiosa che si rivolge ad una comunità più ampia e non residente in quel territorio. Per questo è importante che l'Amministrazione Comunale tenga conto del pensiero della gente del quartiere che potrebbe essere costretta a sopportare fatiche e disagi a nome di tutta la città. Governare una città significa giustamente far rispettare le leggi che essa si è data, e tra queste anche quelle urbanistiche, ma significa anche prevedere i conflitti e disinnescarli in anticipo attraverso soluzioni che sappiano rispondere a quelle nuove esigenze che si affacciano oggi alle nostre città caratterizzate sempre più dalla globalizzazione del fenomeno emigrazione. Su questa questione della moschea a Ponte Alto abbiamo assistito in questi giorni a strumentalizzazioni di parte, che ci sembrano fuori luogo: la cosa che ci rimane da fare è quella di guidare e non subire questo fenomeno che, se può presentare alcune paure, può anche rafforzare e consolidare la convivenza civica nella nostra città.La multiculturalità non è un fenomeno che si può fermare, bensì governare con strumenti e politiche nuove, perché nuovo è lo scenario che abbiamo davanti a noi.Giovanni GiuliariCapogruppo consiliareLista civica Vicenza Capoluogo
Pubblicato il 21/10/2005
Etichette: giuliari giovanni immigrazione moschea
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